Il contratto a tutele crescenti e la prescrizione dei crediti contributivi


PREMESSA

Nell'impostazione del nostro attuale sistema normativo, l’applicabilità o meno dell’art. 18, L.300/70 c.d. Statuto dei Lavoratori, comporta una distinzione in merito alla decorrenza del termine prescrizionale. Il nuovo assetto basato sulle tutele crescenti invece, non prevedendo più l’applicazione dell’art. 18 ai nuovi assunti, fa sorgere alcune considerazioni riguardo agli eventuali possibili sviluppi di questo istituto.

 
LA PRESCRIZIONE DEI REDDITI RETRIBUTIVI

La prescrizione delle retribuzioni rientra nell'ambito di applicazione dell’art. 2948 c.c. che prevede un termine quinquennale. Sempre al medesimo termine di prescrizione sono soggetti inoltre gli interessi e le somme che devono essere pagate periodicamente nel termine di un anno o in termini più brevi.

La giurisprudenza sul punto è poi intervenuta stabilendo che rientrano nell'ambito di applicazione quinquennale anche i redditi derivanti dal lavoro straordinario, a prescindere dalla loro periodicità, in ragione dell’accessorietà di tale credito rispetto alla retribuzione ordinaria, nonché le retribuzioni per le festività nazionali coincidenti con la domenica ed ogni altro credito di lavoro, intendendosi come tali quelli aventi origine e titolo nel rapporto di lavoro.

Sono invece escluse dall'applicazione di tale termine prescrittivo le erogazioni originate da cause autonome, rispetto al rapporto di lavoro, ovvero derivanti dalla responsabilità del datore.

 
PREVISIONE DI UN DIVERSO TERMINE PRESCRIZIONALE

In merito al termine di decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi è necessario però fare una distinzione, infatti il termine decorre:

in corso di rapporto, per i lavoratori che prestano la loro opera a favore di un’azienda rientrante nell'ambito di applicazione dell’art. 18, co. 4 e 7 L. 300/70;
alla fine del rapporto, per tutte le altre categorie di lavoratori.

La ragione di questa differenza di trattamento è da rinvenirsi non in un intervento normativo, ma da una interpretazione giurisprudenziale volta a proteggere il soggetto più debole. Un rapporto di lavoro non dotato della maggiore tutela e stabilità attribuita dall'art. 18 può infatti portare il lavoratore a non rivendicare i propri crediti, spinto dal più grande interesse di evitare il recesso da parte datoriale e conservare il posto di lavoro.

Per questo motivo, lo stesso art. 2113 c.c. ammette l’annullamento della rinuncia del lavoratore se questa è intervenuta prima della cessazione del rapporto di lavoro o subito dopo.

È stata inoltre dichiarata l’illegittimità costituzionale degli artt. 2948 co. 4 e 2955, co.2 e 2956, co.1, del codice civile limitatamente alla parte in cui consentono che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro (Corte Cost. 143/1969).

La Corte Costituzionale con la sentenza 143/69 ha poi sottolineato che questo principio non debba essere applicato tutte le volte in cui il rapporto di lavoro subordinato è caratterizzato da una particolare stabilità, che derivi da una disciplina che assicuri normalmente la stabilità del rapporto e conferisce idonee garanzie e rimedi giurisdizionali contro ogni illegittima risoluzione. È questo il caso dei rapporti di pubblico impiego statali, anche se temporanei, ma si ritiene che questa interpretazione trovi applicazione in tutti i casi di sussistenza di garanzie che possano considerarsi equivalenti.

Successivamente la Corte di Cassazione, sul punto, ha chiarito che, ai fini della decorrenza della prescrizione, è necessario verificare che il rapporto di lavoro possa essere oggetto a tutela reale, ai sensi dell’art. 18, ossia che preveda oltre al risarcimento del danno derivante dal licenziamento illegittimo, anche la reintegra del lavoratore e che subordini la legittimità e l’efficacia della sua risoluzione del rapporto all'esistenza di circostanze oggettive e predeterminate, oltre ad affidare al giudice il sindacato su tali circostanze e la possibilità di rimuovere gli effetti del licenziamento illegittimo (Cass. Civ. sez. lav. 5494/97).

Sempre la Corte di Cassazione, sull'argomento, ha specificato che non è parificabile alla tutela reale prevista dall'art. 18 la mera stabilità obbligatoria, dato che in questo caso il Giudice, accertata l’illegittimità del licenziamento, potrà emettere una sentenza che condanni il datore solamente all'obbligo di riassunzione in alternativa a quello del risarcimento (Cass. Civ. 5253/86).

Le recenti modifiche introdotte dall'art. 92/12 all'art. 18 hanno posto poi alcuni dubbi in merito alle possibili influenze che potrebbero aversi nell'applicazione delle regole giurisprudenziali relative alla prescrizione.

 
LA PRESCRIZIONE NEL RAPPORTO DI LAVORO A TUTELE CRESCENTI

Nonostante la riduzione della tutela reale come prevista originariamente, il contratto a tutele crescenti lascia intatto il diritto del lavoratore alla reintegra per i licenziamenti disciplinari per cui sia stata dimostrata l’insussistenza del fatto contestato o per i licenziamenti affetti da nullità.

È rimasta dunque una disciplina mirata a subordinare la risoluzione alla sussistenza di circostanze oggettive e predeterminate e che affidi al giudice il potere di valutare dette circostanze ed eventualmente intervenire per rimuovere gli effetti del licenziamento ritenuto illegittimo.

Alla luce di queste osservazioni è possibile ritenere che nelle aziende più grandi la prescrizione, come avveniva in passato, continui a decorrere in costanza del rapporto di lavoro, anche in considerazione della previsione di indennizzi maggiori per i lavoratori assunti in aziende che occupino più di 15 dipendenti.

Nel sistema delle tutele crescenti è dunque possibile ipotizzare che la decorrenza della prescrizione sarà legata al crescere delle tutele e quindi della forza contrattuale del dipendente, in modo che - ma è una supposizione - la prescrizione maturi nel corso del rapporto per chi richieda l’indennizzo economico nella misura massima o quantomeno consistente, nel momento in cui abbia raggiunto una maggiore stabilità contrattuale, mentre inizi a decorrere successivamente per un neoassunto a cui, come detto, non si applica l’art. 18.

Infine è bene osservare che sia l’art. 18 (anche a seguito delle modifiche) che il contratto a tutele crescenti prevedono la tutela reintegratoria nell'ipotesi di licenziamento nullo e il licenziamento motivato da ragioni ritorsive, come lo sono quelli inerenti alla richiesta di retribuzioni. Questo elemento può costituire un ulteriore motivazione per mantenere la decorrenza della prescrizione in costanza del rapporto di lavoro.


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