- richiesta di trasformazione in part-time del rapporto a tempo pieno e discrezionalità del datore di lavoro.

Data ultimo aggiornamento: 09/02/2013 05:29

La Corte di Cassazione in questa sentenza è stata chiamata a pronunciarsi in merito alla discrezionalità del datore di lavoro nella trasformazione di un contratto a tempo pieno in un contratto a tempo parziale.

Il caso trattato riguardava un dipendente di una Cassa di Risparmio assunto a part time per un periodo limitato, che chiedeva, alla scadenza ,il rinnovo del rapporto a tempo parziale. Dopo un primo rifiuto, aveva presentato, a distanza di alcuni mesi, una domanda di trasformazione del contratto di lavoro per motivi di salute, anch’essa rigettata dal datore di lavoro .

Nella sua pronuncia la Suprema Corte ha sancito che, innanzitutto, non sussiste un diritto del lavoratore ad ottenere la trasformazione del contratto full time in part time, ma solo un diritto che il datore di lavoro esamini le domande presentate ,secondo i principi di correttezza e buona fede posti alla base dell’esecuzione del contratto (ex. artt. 1175 e 1375 c.c.), e tenuto conto delle esigenze organizzative e produttive dell’azienda.

Inoltre, qualora si dovesse verificare un inadempimento del datore, questo non necessariamente porterebbe ad una trasformazione a posteriore del rapporto di lavoro, ma farebbe sorgere, eventualmente,  solo un diritto del lavoratore al risarcimento dei danni.

Quindi , viene riconosciuta piena discrezionalità del datore di lavoro nella scelta se concedere o meno il part time nell’ambito dell’impresa o di un’unità produttiva, sulla base delle reali esigenze tecnico – produttive ed organizzative  che potrebbero permettere, o anche richiedere, lo svolgimento in regime a tempo parziale di alcune attività.

Quando però sussistono queste esigenze  e vi sia un'utilità delle prestazioni lavorative rese a tempo parziale, il datore di lavoro deve obbligatoriamente conformarsi ai criteri prestabiliti dalla contrattazione collettiva, con riguardo alle specifiche mansioni; ad esempio deve valutare come prioritarie le domande di quei lavoratori che svolgono mansioni per le quali è sorta l’esigenza di instaurare un rapporto part time. Altri “criteri di precedenza” per l’accoglimento delle domande di trasformazione possono essere: problemi di salute del lavoratore o di un membro della sua famiglia, motivi di studio, esigenze familiari, anzianità di servizio.

L’inosservanza da parte del datore dei criteri stabiliti dagli accordi collettivi, costituisce un inadempimento contrattuale che legittima il dipendente, qualora si ritenga danneggiato dalla condotta datoriale, ad agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno.

Non è detto che questo strumento riesca a garantire un’effettiva ed efficace tutela del lavoratore, ma è anche vero che l’impossibilità di ottenere, successivamente, la trasformazione del rapporto di lavoro è dovuta dal presupposto che solo nel momento in cui viene presentata la domanda sussistano, le condizioni di fatto e di diritto e le stesse esigenze del lavoratore ad ottenere una riduzione dell’orario. Altrimenti, concedendo a distanza di tempo la trasformazione del contratto, si rischierebbe di distorcere le finalità proprie di quest’istituto.



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