Congedo non retribuito per gravi motivi familiari

Data ultimo aggiornamento: 30/12/2012 04:58

Il lavoratore può richiedere un periodo di congedo non retribuito per gravi motivi relativi a:

  • propria situazione personale,
  • situazione del convivente (se la convivenza risulta da certificazione anagrafica),
  • dei disabili, parenti o affini entro il terzo grado (anche non conviventi)
  • dei seguenti soggetti (anche non conviventi):
    • coniuge;
    • figli (legittimi, legittimati, naturali o adottivi) e, in loro mancanza, discendenti prossimi, anche naturali;
    • genitori e, in loro mancanza, ascendenti prossimi, anche naturali;
    • adottanti;
    • generi e nuore;
    • suocero e suocera;
    • fratelli e sorelle germani o unilaterali.

Per gravi motivi si intendono:

  • le necessità familiari derivanti dal decesso di uno dei soggetti sopra indicati; 
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o dei familiari nella cura o nell' assistenza dei soggetti sopra indicati; 
  • le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo; 
  • le situazioni, riferite ai soggetti sopra indicati (con l'esclusione del richiedente), derivanti da patologie acute o croniche che:
    • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
    • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
    • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Sono inoltre tutelate le patologie dell'infanzia e dell' età evolutiva aventi le caratteristiche appena elencate o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Il congedo può essere richiesto anche per il decesso del coniuge (anche legalmente separato) o di un parente entro il secondo grado (anche non convivente) o di un soggetto componente la famiglia anagrafica (convivenza risultante da certificazione anagrafica), per il quale il richiedente non abbia la possibilità di utilizzare permessi retribuiti nello stesso anno.

Durata

Il congedo può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 2 anni nell'arco della vita lavorativa.

Il limite dei 2 anni si computa secondo il calendario comune, calcolando i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di congedo.

Le frazioni di congedo inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunto il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a 30 giorni.

Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali.

Il lavoratore che fruisce del congedo può riscattare o versare i relativi contributi.

Durante il congedo il dipendente non può svolgere alcun altro tipo di attività lavorativa.

La richiesta al datore di lavoro

La legge affida ai contratti collettivi il compito di disciplinare il procedimento per la richiesta e per la concessione, anche parziale o dilazionata nel tempo, o il diniego del congedo per gravi e documentati motivi familiari.

Il datore di lavoro è tenuto, entro 10 giorni dalla richiesta del congedo, a esprimersi sulla stessa e a comunicarne l'esito al dipendente.

L'eventuale diniego, la proposta di rinvio ad un periodo successivo e determinato, la concessione parziale del congedo devono essere motivati in relazione alle condizioni previste dal regolamento e alle ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente.

In caso di rapporti di lavoro a termine il datore di lavoro può anche negare il congedo per incompatibilità con la durata del rapporto in relazione al periodo di congedo richiesto, oppure quando i congedi già concessi hanno superato i 3 giorni nel corso del rapporto.

Il datore di lavoro, inoltre, può negare il congedo quando il rapporto è stato instaurato in ragione della sostituzione di altro dipendente in congedo.

Quando il lavoratore richiede il congedo a causa dell'impossibilità di fruire di altri permessi retribuiti e la richiesta è riferita a periodi non superiori a 3 giorni, il datore di lavoro è tenuto ad esprimersi entro 24 ore dalla stessa e a motivare l'eventuale diniego sulla base di eccezionali ragioni organizzative, nonché ad assicurare che il congedo venga fruito comunque entro i successivi 7 giorni.

Il datore di lavoro, entro 5 giorni dalla concessione del congedo, comunica alla DPL l'elenco dei nominativi dei dipendenti che fruiscono del congedo stesso.

Al termine del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a rilasciare l' attestazione del periodo di congedo fruito dal lavoratore.

Documentazione

Il lavoratore che intende usufruire del congedo è tenuto a dichiarare espressamente la sussistenza delle situazioni previste.

Quando l'evento che dà titolo al congedo è il decesso, il lavoratore è tenuto a documentarlo con la relativa certificazione.

Il lavoratore che fruisce dei congedi per le particolari patologie, deve presentare - contestualmente alla domanda di congedo - idonea documentazione del medico specialista del SSN o con esso convenzionato, oppure del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria (nel caso di ricovero o intervento chirurgico).

Ripresa dell'attività lavorativa

Il lavoratore ha il diritto di rientrare nel posto di lavoro anche prima del termine del congedo, dandone preventiva comunicazione al datore di lavoro.

Qualora il datore di lavoro abbia sostituito il lavoratore in congedo con un'assunzione a termine, per il rientro anticipato è richiesto, un preavviso di almeno 7 giorni.

Il datore di lavoro può comunque consentire il rientro anticipato anche in presenza di preventiva fissazione della durata minima del congedo o di preavviso inferiore a 7 giorni



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