Proroga e riassunzione dei contratti a termine

La proroga del contratto a termine, disciplinata dall'art. 4 D. Lgs. 368/01, è stata oggetto di profonda riforma. Originariamente, la proroga era ammessa una vola sola; attualmente, invece, sono ammesse addirittura 5 proroghe, indipendentemente dal numero dei rinnovi, fermo restando il limite massimo di durata di 36 mesi.

Più precisamente, a seguito della Riforma del 2014, l’art. 4 c. 1 dispone che la proroga è ammessa in presenza delle seguenti condizioni:
• è necessario il consenso del lavoratore;
• la durata iniziale del contratto non deve eccedere i 36 mesi; 
• le proroghe non possono essere più di 5;
• ogni proroga si deve riferire alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.

Se dopo la scadenza del termine originario o validamente prorogato o dopo il periodo di durata massima complessiva di 36 mesi, il lavoro prosegue di fatto:

- per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi)
- per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi)

il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione retributiva per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20% fino al decimo giorno successivo, al 40% per ciascun giorno ulteriore.

Resta salva la disciplina che regola la successione di contratti a tempo determinato.

Pertanto, il datore può riassumere con un nuovo contratto a tempo determinato il medesimo lavoratore solo a condizione che tra un contratto e l’altro siano osservati determinati intervalli di tempo.

Gli intervalli da rispettare, tra un contratto a termine e un altro, sono i seguenti:

- 10 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi
- 20 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai 6 mesi

Tuttavia, nel caso in cui il rapporto di lavoro tra lo stesso lavoratore e il medesimo datore di lavoro, per effetto di una successione di contratti a tempo determinato (ovviamente per lo svolgimento di mansioni equivalenti) abbia avuto un durata superiore a 36 mesi il rapporto (indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro) si converte in un contratto a tempo indeterminato.

Per effettuare il calcolo della durata complessiva del rapporto per valutare lo sforamento rispetto al limite complessivo di 36 mesi si conteggiano anche i periodi di missione in regime di lavoro somministrato che hanno come oggetto mansioni equivalenti.

La legge tuttavia ammette una deroga. Infatti tra le stesse parti è possibile stipulare un ulteriore contratto a tempo determinato ma in questo caso l’accordo deve essere siglato presso la Direzione Provinciale del lavoro.

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