Malattia: gli effetti sul rapporto di lavoro


La malattia ricorre quando il lavoratore è affetto da uno stato morboso che impedisce lo svolgimento della propria attività lavorativa.

La malattia, quindi, rappresenta una causa legittima di sospensione della prestazione di lavoro a fronte della quale:

  • il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore, per tutto il periodo di comporto;
  • il lavoratore ha diritto al mantenimento del posto e a percepire un trattamento economico (o un'indennità sostitutiva a carattere previdenziale).

Sono ricondotti alla nozione di malattia diversi eventi in presenza dei quali risulta impossibile l'espletamento dell'attività di lavoro:

  • aborto (avvenuto entro il 180° giorno dell'inizio della gravidanza)
  • emodialisi
  • cure termali
  • interventi di chirurgia plastica (esclusi quelli aventi esclusivamente finalità estetiche)
  • ricoveri in luoghi di cura
  • ricoveri per donazione di organi
  • trattamenti di fisiochinesi terapia

Si differenziano dalla malattia generica, invece, le ipotesi di malattia professionale, provocata dall'esercizio dell'attività lavorativa a cui è addetto il prestatore di lavoro, e di infortunio sul lavoro.

Rientrano nello stato di malattia anche il periodo della guarigione nonché quello necessario all'espletamento di cure e terapie per la guarigione, al fine di permettere il recupero effettivo del normale stato di salute e permettere al lavoratore di riprendere l'attività di lavoro.

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