Licenziamento

Il licenziamento del lavoratore affetto da malattia può realizzarsi solo allo scadere del periodo di comporto, a meno che non ricorra il motivo della giusta causa.

Il licenziamento intimato da parte del datore di lavoro deve avvenire rispettando il periodo di preavviso e, poiché non si tratta della fattispecie del licenziamento disciplinare, non è necessaria alcuna contestazione.
 
Il licenziamento deve essere comunicato tempestivamente al lavoratore in modo da rendere esplicita la volontà del datore di lavoro.

E' nullo il licenziamento comminato per superamento del periodo di comporto nei confronti del dipendente rientrante nel periodo di tutela, anche se la malattia è insorta prima.
 
Rientrano in questa fattispecie la lavoratrice in gravidanza, la lavoratrice madre fino ad un anno di età del bambino, la lavoratrice che ha contratto matrimonio dal giorno della richiesta delle pubblicazioni fino a 1 anno successivo alla celebrazione.
 
Più volte la giurisprudenza è intervenuta in merito al licenziamento durante la malattia in caso di esercizio di altra attività lavorativa da parte del lavoratore, affermando che lo svolgimento di altra attività:

  • è motivo legittimo di licenziamento per violazione dei principi di correttezza e buona fede, poiché fa presumere l'inesistenza dello stato morboso (Cass. 24/04/2008, n. 10706);
  • è motivo legittimo di licenziamento, solo se l'esercizio dell'attività lavorativa pregiudichi o ritardi effettivamente la guarigione e dunque il rientro a lavoro (Cass. 3/12/2002, n. 17128).

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