07/01/2013

Cessione d'azienda e rapporti di lavoro

Il Sole 24 Ore 7 gennaio 2013

Autonomia del ramo ceduto

La Corte di Cassazione, con la sentenza 4 dicembre 2012, n. 21711, ha precisato che il trasferimento ad un altro datore di lavoro di una serie di contratti di lavoro eterogenei rappresenta cessione di ramo d’azienda solo se, prima del negozio tra cedente e cessionario, questi contratti configuravano una vera e propria struttura aziendale con autonomia funzionale e produttiva. In mancanza di tali elementi, infatti, il trasferimento è una mera "esternalizzazione". 

Nel caso in esame, la dipendente, con mansioni impiegatizie, della società convenuta, il 19 marzo 2009 riceveva la comunicazione, che a decorrere dal giorno successivo sarebbe passata alle dipendenze di altra società, appaltatrice delle pulizie, per effetto di un contratto di cessione di ramo di azienda. 

La ricorrente adiva il Tribunale di Torino per affermare il suo diritto alla prosecuzione del rapporto presso la società, datrice di lavoro originaria, rilevando che la asserita cessione non aveva avuto ad oggetto un ramo d'azienda, ma un insieme eterogeneo di lavoratori, per cui non vi risultava applicabile l'art. 2112 cod. civ., con il subentro della cessionaria nei rapporti di lavoro. 

La società costituendosi in giudizio, osservava che a seguito di regolare procedura, ex art. 47 legge 428/90, con contratto del 19 marzo 2008, era stato ceduto ad altra società il ramo d'azienda, nel quale era inserita la ricorrente, costituito appunto dai servizi di guardiania, reception e fattorinaggio e che dalla data indicata la cessionaria gestiva tali servizi, con propria organizzazione; evidenziava poi che la società cessionaria aveva ripetutamente invitato la ricorrente a presentarsi per prestare attività lavorativa e che, a fronte del rifiuto della lavoratrice ed all'assenza protratta, previa contestazione disciplinare, l'aveva licenziata. 

La Suprema Corte ha ribadito che l'entità economica trasferita deve essere preesistente al trasferimento e deve poi riferirsi ad una articolazione, funzionalmente autonoma dell'azienda, posto che qualunque lavorazione aziendale, per poter essere ceduta, non potrebbe che preesistere al negozio traslativo, essendone il necessario oggetto contrattuale.

Inoltre, non è possibile lasciare alla discrezionalità dei singoli datori di lavoro di individuare a quali cessioni si applichi la fondamentale garanzia, di cui all'art. 2112 cod civ., trattandosi per altro di disposizione inderogabile a garanzia dei lavoratori. 

Pertanto, quando oggetto di cessione non sia un complesso di beni e contratti, funzionalmente coordinati all'esercizio, almeno potenziale, di una attività di impresa, ma solo contratti di lavoro, con l'aggiunta eventuale di taluni beni strumentali ,non legati però da un nesso organizzativo-funzionale, si è fuori dall'ipotesi, di cui all'art. 2112 cod. civ., essendo invece applicabile l'art. 1406 cod. civ., che condiziona l'efficacia della cessione al consenso del contraente ceduto.

La Corte di Cassazione ha precisato, infine, che la cessione di ramo d'azienda può anche comportare la "smaterializzazione" o "l'alleggerimento" delle strutture, per esempio a causa delle innovazioni tecnologiche, ma comunque deve sussistere una struttura aziendale apprezzabile, composta da detti contratti, prima della cessione.