Corte di Cassazione:occorre utilizzare criteri legittimi e non discriminatori per il licenziamento collettivo

Con la sentenza n. 32876 del 19 dicembre 2018, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, si è pronunciata in merito al licenziamento intimato ad una lavoratrice a fronte di una procedura di riduzione del personale ex lege n.223 del 1991.  

Nella fattispecie il datore di lavoro, in mancanza di un accordo con i sindacati, aveva formato una graduatoria dei lavoratori ai fini della individuazione dei destinatari del provvedimento di recesso, utilizzando quale criterio rilevante la disponibilità dei lavoratori ad accettare una turnazione per fasce orarie. Infatti, coloro che avevano aderito alla turnazione avevano proseguito il proprio rapporto di lavoro, i restanti erano stati licenziati.  

Su questo punto, la Corte di Cassazione ha affermato che la prevalenza di un unico criterio, pur in principio compatibile a quanto disciplinato dall’art.5 comma 1 L.223/1991, non deve sottendere ad intenti elusivi e discriminatori. Nello specifico, il criterio adottato dal presente datore di lavoro rispondeva ad un intento discriminatorio nei confronti di quei lavoratori che, per problemi familiari o personali, non potevano accettare la turnazione. Pertanto, a detta della Cassazione il licenziamento intimato è illegittimo sotto il profilo legale in quanto discriminatorio.  

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