CIGO e fusione, i chiarimenti del TAR di Trento

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, con la sentenza n. 135 del 13 aprile 2017, ha negato la concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale ad un’azienda che, pochi mesi prima della richiesta di CIGO, aveva operato una fusione per incorporazione con un’altra società operante nel medesimo settore, dal momento che rientra nel rischio di impresa la possibilità che nel periodo immediatamente successivo alla fusione, la società incorporante si venga a trovare in una situazione di esubero del personale.

Nel caso di specie, i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso presentato da una società che, dopo un’operazione di fusione per incorporazione, si era vista accogliere dall’Inps la richiesta di CIGO solo per il personale dipendente della società incorporante, dovendo, invece, rimanere a carico della stessa i costi dei lavoratori della società incorporata.

Secondo una consolidata giurisprudenza, il trattamento ordinario di integrazione salariale è disposto qualora si verifichino situazioni di temporanea crisi produttiva, determinate da eventi transitori e contingenti, non imputabili all’imprenditore o ai dipendenti. Diversamente, l’istituto della CIGO costituirebbe un meccanismo automatico di socializzazione del rischio di impresa.

Ne consegue che, la socializzazione del costo del lavoro è ammissibile in quelle ipotesi in cui gli accadimenti non siano imputabili al datore di lavoro, diversamente, l’evento va a lui ascritto, qualora esso derivi dal cd. rischio d’impresa.

La fusione per incorporazione operata dalla società ricorrente è frutto di una scelta di organizzazione aziendale e, in quanto tale, rientra nel rischio di impresa la possibilità che nel periodo immediatamente successivo all’operazione di fusione la società incorporante si trovi di fronte un esubero del personale dal momento che all’incremento della forza lavoro non corrisponde, comunque, un incremento delle commesse.

Per accedere al trattamento ordinario di integrazione salariale la società incorporante avrebbe dovuto dimostrare che l’operazione di fusione era giustificata da nuove commesse di un’entità tale da giustificare la fusione e che le stesse erano successivamente venute meno, con conseguente esubero di personale.

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