Contratto di inserimento

Il Tribunale di Bergamo, con la sentenza del 5 maggio 2011, è intervenuto sul contratto di inserimento.

Il contratto di inserimento, sebbene sia stato introdotto nell'ordinamento (ad opera della Legge Biagi - D. Lgs. n. 276/03) con lo scopo di favorire l'inserimento o il re-inserimento nel mercato del lavoro di specifiche categorie di persone considerate a rischio occupazionale, è stato, in vero, poco utilizzato, rappresentando un'occasione mancata per il nostro sistema.

Ecco perché la sentenza in oggetto viene accolta positivamente, dal momento che rappresenta un momento di ricognizione e di riflessione sull'istituto del contratto di inserimento.

Nello specifico, la sentenza, dopo un excursus sulla normativa del contratto di inserimento, si sofferma sull'aspetto relativo alla formazione all'interno del progetto individuale di inserimento concordato tra datore e lavoratore.

I Giudici hanno affermato che poiché il contratto di inserimento mira all'adeguamento e al riadattamento delle competenze professionali del lavoratore in relazione all'ambito lavorativo in cui viene inserito, è necessario abbandonare la concezione canonica della formazione, ovvero quella teorica, abbracciandone un' accezione differente, realmente calibrata ala ratio del contratto di inserimento.

Stando alla sentenza emessa, infatti, la formazione nel contratto di inserimento deve essere intesa come l'insieme dei mezzi, soprattutto operativi, che permettono un addestramento pratico e quindi la concreta realizzazione del processo individuale, mentre la formazione teorica deve essere limitata a nozioni di carattere trasversale.

I Giudici concludono affermando che la formazione nel contratto di inserimento deve essere maggiormente empirica, senza escludere del tutto le informazioni teoriche, dovendo essere adeguata di volta in volta alle reali esigenze del progetto individuale di inserimento.



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