Dequalificazione e determinazione del danno

Con la sentenza n. 31754 del 7 dicembre 2018, la Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ha confermato quanto sentenziato dalla Corte d’Appello di Napoli in tema di dequalificazione professionale e determinazione del danno conseguentemente subito da un dipendente.  

Nello specifico, la fattispecie presentata al vaglio della Corte di Cassazione riguardava una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, la quale aveva respinto il gravame presentato da Poste Italiane avverso la sentenza del Tribunale  che aveva accolto il ricorso presentato da un lavoratore ed avente ad oggetto l’accertamento del provvedimento con cui lo stesso era stato trasferito presso altro ufficio, con conseguente mutamento di mansioni. A fronte di ciò, la Corte d’Appello aveva condannato la società a riammettere il dipendente nel precedente posto di lavoro ed a risarcirgli il danno professionale subito, stante che i giudici della suddetta Corte avevano altresì riconosciuto il demansionamento lamentato dal lavoratore. 

 La Corte di Cassazione, ha stabilito che “in tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se adeguatamente motivato, può accertare l’esistenza del danno di natura patrimoniale e il cui onere di allegazione incombe sul lavoratore medesimo, determinandone anche l’entità in via equitativa, con processo logico -giuridico attinente alla formazione della prova, anche presuntiva, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all’esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto”.  

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