Le differenze tra il nuovo contratto di prestazione occasionale e il contratto d’opera

Il recente D.L. n. 50/2017, all’art. 54 bis, ha, come noto, introdotto una nuova disciplina delle prestazioni di lavoro occasionali, prevedendo, per determinati soggetti, diversi dalle persone fisiche, la possibilità di attivare con il lavoratore un contratto di prestazione occasionale (c.d. “Presto”) per lo svolgimento di attività, appunto, occasionali o comunque di ridotta entità.

Tuttavia, tale tipologia contrattuale si distingue profondamente rispetto a quella disciplinata dall’art. 2222 c.c. (contratto d’opera) la quale, infatti, identifica una forma di lavoro autonomo.

Risulta quindi fondamentale chiarire le differenze che sussistono tra le due fattispecie, sia con riguardo alla natura del rapporto, sia in ordine al regime fiscale e previdenziale.

Anzitutto, il contratto di lavoro occasionale di cui al D.l. 50/2017 presenta molti tratti tipici del lavoro subordinato, tuttavia, a differenza di quanto accade in un normale rapporto di lavoro subordinato, devono essere rispettati precisi limiti economici: invero, il compenso per ogni prestatore, considerata la totalità degli utilizzatori, non può superare i 5.000 euro annui, al contempo anche il compenso corrisposto da ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, non può superare i 5.000 euro all’anno, mentre per i lavori svolti da ogni prestatore in favore dello stesso utilizzatore non possono essere percepiti compensi superiori ai 2.500 euro.

Di contro, nel contratto d’opera, un soggetto si obbliga nei confronti del committente a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione.

In questo secondo caso non sono previsti limiti di importo e, soprattutto, si configura un rapporto di lavoro totalmente autonomo, senza alcun inserimento nell’organizzazione del committente; invero, pur avendo in comune con “Presto” la saltuarietà e il carattere occasionale della prestazione, il contratto d’opera non prevede vincoli di orario, lascia il lavoratore (che assume su di sé il rischio economico) libero di scegliere le modalità pratiche di esecuzione del lavoro, essendo importante, più che altro, il raggiungimento di un certo risultato.

Quanto al regime fiscale e previdenziale, il contratto di prestazione occasionale “Presto” viene interamente gestito, previa apposita registrazione delle parti, mediante la piattaforma informatica dell’Inps, tramite la quale il committente effettua tutte le comunicazioni di legge e versa sia i contributi alla gestione separata, sia l’importo destinato all’Inail; inoltre, la somma corrisposta mediante voucher al prestatore è esente da imposizione fiscale ed è deducibile dal reddito d’impresa.

Al contrario, nel contratto ex art. 2222 c.c. il corrispettivo è soggetto a Irpef ed inoltre dovrà essere applicata dal committente una ritenuta d’acconto del 20%; non vi è l’obbligo di iscriversi alla gestione separata (a meno che si superi la soglia dei 5.000 euro annui), tuttavia, i redditi percepiti con tale attività devono essere dichiarati, inoltre è previsto, tra l’altro, che il committente rediga la Certificazione Unica.

Il contratto d’opera non richiede particolari formalità o comunicazioni, tuttavia, in qualche caso potrebbe consigliarsi comunque la registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate, onde evitare prudentemente qualsiasi rischio in ordine ad eventuali presunzioni che potrebbero far scattare una sanzione per lavoro nero (presunzioni che, comunque, potrebbero essere vinte con altri mezzi probatori).

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