Lavoratori minori: le condizioni per il regolare svolgimento della prestazione lavorativa

 

Da sempre il legislatore italiano si è mostrato particolarmente attento alla disciplina del lavoro minorile e ha fissato una serie di condizioni particolari per regolare lo svolgimento della prestazione lavorativa e il rispetto delle norme in materia di salute e di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Salvo alcune tipologie di lavoro, espressamente indicate in un elenco allegato al decreto legislativo n. 345/1999, con i soggetti con un’età compresa tra i 16 e i 18 anni, cha abbiano adempiuto l’obbligo scolastico, è possibile stipulare le seguenti tipologie contrattuali:

  • contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato;
  • contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (art. 43, decreto legislativo n. 81/2015);
  • contratto di apprendistato professionalizzante (art. 44, decreto legislativo n. 81/2015);
  • contratto di lavoro intermittente (art. 13, decreto legislativo n. 81/2015);
  • contratto di arruolamento;
  • lavoro a domicilio (legge n. 877/1973).

Il datore di lavoro che impiega un lavoratore minore deve tener conto di alcune limitazioni relative all’orario di lavoro. Infatti, il minore non può essere impiegato per un periodo superiore alle 8 ore giornaliere e alle 40 settimanali e non può essere adibito:

  • in attività svolte attraverso “turni a scacchi” (salvo che non sia diversamente stabilito dalla contrattazione collettiva o non sia stata rilasciata apposita autorizzazione da parte dell’Ispettorato territoriale del lavoro);
  • al lavoro notturno.

Il divieto generale di adibizione dei minori al lavoro notturno può essere derogato in una sola ipotesi e qualora il soggetto abbia compiuto il 16esimo anno di età. Infatti il minore può essere adibito al lavoro notturno nell’ipotesi eccezionale in cui si verifichi una causa di forza maggiore tale da impedire il regolare funzionamento dell’azienda. In questa ipotesi, il datore di lavoro dovrà inviare una comunicazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella quale indicherà:

  • la causa di forza maggiore;
  • il nominativo del lavoratore minore impiegato;
  • il tempo di occupazione.

Inoltre, il minore ha diritto ad un riposo intermedio di un’ora qualora la prestazione lavorativa si sia protratta per una durata massima di 4 ore e mezza senza alcuna interruzione (si precisa, tuttavia, che l’ispettorato territoriale del lavoro, in presenza di lavori particolarmente gravosi, può anche ridurre tale durata massima).

Il lavoratore minore ha anche diritto ad un riposo settimanale di almeno 2 giorni, possibilmente consecutivi e comprendenti la domenica.

Al datore di lavoro è richiesto anche un ulteriore adempimento, infatti egli è tenuto ad effettuare la valutazione dei rischi e deve tener conto di una serie situazioni, ovvero:

  • delle attrezzature utilizzate;
  • del grado di esperienza del lavoratore;
  • degli eventuali carichi che il lavoratore deve trasportare;
  • dell’esposizione e della durata ad eventuali agenti fisici e chimici;
  • della formazione e dell’informazione in materia di sicurezza;
  • della pianificazione dei processi di lavoro.

Inoltre, è a carico del datore di lavoro la visita medica con la quale viene riconosciuta l’idoneità all’attività lavorativa del minore. Essa deve essere effettuata periodicamente e per intervalli non superiori ad un anno. La visita medica può essere effettuata presso l’ASL o presso il medico competente. Si ricorda, inoltre, che dal 22 giugno 2013 è venuto meno l’obbligo di certificazione dell’esito delle visite mediche (art. 42, comma 1, D.L. n. 69/2013).

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