Obbligo di repêchage: va dimostrata l’impossibilità di reimpiego anche in mansioni equivalenti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9869 del 19 aprile 2017, ha affermato che, nell’ambito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’offerta al dipendente di mansioni inferiori non esonera il datore di lavoro dal verificare la possibilità di ricollocare lo stesso in mansioni equivalenti.

Nel caso di specie, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso presentato da un lavoratore a cui era stato intimato un licenziamento per giustificato motivo oggettivo in seguito alla soppressione della posizione lavorativa. Tuttavia, la società aveva proposto al dipendente un incarico riconducibile ad un inquadramento inferiore rispetto a quello precedentemente svolto.

Il lavoratore lamentava che il datore di lavoro non aveva provato l’inesistenza in azienda di mansioni equivalenti a quelle soppresse, in termini di professionalità acquisita.

Gli Ermellini hanno precisato che, ai fini della legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è sufficiente che l’azienda proceda a sopprimere il posto o il reparto a cui era adibito il lavoratore, non essendo, invece, fondamentale che esso sia riconducibile ad una ristrutturazione di ampia portata.

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è ravvisabile anche nell’ipotesi in cui le mansioni precedentemente attribuite al lavoratore licenziato, siano ripartite tra il personale in servizio, in aggiunta a quelle già espletate, con il risultato finale di far emergere in esubero la posizione del lavoratore che prima le eseguiva in modo esclusivo e prevalente.

I giudici hanno, inoltre, ribadito che, alla luce di quanto disposto nell’art. 41 della Carta Costituzionale, la decisione relativa al riassetto organizzativo e alle modalità di attuazione dello stesso, è rimessa al giudice e non è sindacabile da parte del giudice di merito, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo.

Tuttavia, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro è obbligato a presentare la prova relativa all’impossibilità di repêchage del lavoratore licenziato che costituisce il requisito di legittimità del recesso datoriale.

Pertanto, il datore di lavoro non è esonerato dall’obbligo solo nel caso in cui abbia offerto al dipendente mansioni inferiori, ma dovrà anche dimostrare l’impossibilità di reimpiego dello stesso in posizioni di contenuto equivalente alla professionalità da lui acquisita.

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