Procedimento disciplinare: il datore non è obbligato ad esibire i documenti, salvo espressa richiesta

In tema di procedimento disciplinare, l’art. 7 della L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) non prevede l’obbligo per il datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore incolpato la documentazione aziendale riguardante il fatto contestato; tuttavia, l’azienda è tenuta, in virtù dei principi di correttezza e buona fede, a mostrare i suddetti documenti al dipendente che ne faccia espressa richiesta, quando ciò sia strettamente necessario per consentire allo stesso di difendersi in modo adeguato.

Resta inoltre ferma la possibilità, per il lavoratore, di ottenere l’ordine di esibizione della documentazione anche nel corso del giudizio ordinario di impugnazione.

Questo è il principio richiamato e condiviso dalla Cassazione nella sentenza n. 23408 del 6 ottobre 2017, con la quale si è trovata a decidere sulla vicenda di un lavoratore che, in seguito ad una contestazione disciplinare per concorrenza sleale, era stato licenziato per giusta causa dalla società; il dipendente impugnava il provvedimento sostenendo, tra l’altro, che il datore di lavoro non gli avesse dato la possibilità di visionare il materiale probatorio posto alla base della decisione (in particolare, si trattava di messaggi di posta elettronica aziendale) e che, pertanto, il procedimento disciplinare (e così anche il successivo licenziamento) risultasse invalidato sin dall’inizio.

In secondo grado, la Corte d’Appello aveva dato torto al lavoratore, osservando come la contestazione disciplinare inviatagli fosse in realtà chiara e sufficientemente circostanziata, nonché tempestiva e mai modificata e precisando, altresì, che l’onere di specifica contestazione degli addebiti, a carico del datore, non lo obbliga anche all’esibizione degli elementi di prova dai quali è stata appresa la condotta inadempiente.

Con la pronuncia in commento, la Suprema Corte conferma in pieno la decisione della Corte territoriale, rigettando il ricorso del lavoratore.

Gli Ermellini, infatti, richiamando un indirizzo ormai consolidato, ribadiscono che nell’ambito disciplinare non esiste uno specifico obbligo, per l’azienda, di offrire in consultazione, al lavoratore incolpato, i documenti relativi al fatto addebitato; soltanto in caso di richiesta espressa del lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a procedere all’esibizione, tuttavia, anche in questo caso, la richiesta dev’essere fondata, nel senso che la consultazione dei documenti dev’essere assolutamente necessaria per permettere al lavoratore di predisporre adeguate giustificazioni.

Nel caso di specie, non solo la contestazione disciplinare dimostrava di possedere tutti i requisiti richiesti dalla legge (invero, le violazioni addebitate venivano descritte nei minimi particolari e con tutti i riferimenti del caso, tanto che risultava agevole individuare i fatti oggetto di contestazione), ma non risultava nemmeno che il lavoratore avesse fatto una specifica richiesta della documentazione.

Pertanto, la validità del procedimento disciplinare (e del successivo provvedimento sanzionatorio espulsivo) restava confermata. 

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