Qualifica di dirigente e articolo 2103 del codice civile

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6097 del 9 marzo 2017, ha affermato che il riconoscimento della qualifica di dirigente ad un lavoratore che in concreto non svolge le mansioni relative a tale qualifica, non contrasta con le norme imperative o con l’ordine pubblico.

Nel caso di specie, i giudici di legittimità respingono il ricorso presentato da un dirigente a cui era stato intimato un licenziamento. Il lavoratore lamentava che, in violazione ad una disposizione del CCNL applicato che prevedeva la possibilità, per i dirigenti licenziati, di chiedere al datore di lavoro l’indicazione dei motivi del recesso entro un termine di 15 giorni, egli non aveva avuto alcuna risposta utile per verificare la natura discriminatoria o meno del recesso datoriale.

Gli Ermellini hanno chiarito che, in caso di mancata risposta, l’unica possibilità a favore del dirigente è quella di adire il collegio arbitrale al fine di ottenere un’indennità supplementare, dal momento che la mancata indicazione dei motivi rende il recesso datoriale ingiustificato in relazione alla tutela convenzionale allo stesso riconosciuta, ma esso non può essere considerato in generale illegittimo.

Inoltre, la Corte ha affermato un importante principio di diritto in relazione al riconoscimento della qualifica di dirigente nelle ipotesi in cui il lavoratore svolga, in concreto, mansioni non riconducibili alla categoria di inquadramento apicale.

Infatti, in questi casi il riconoscimento della qualifica dirigenziale non viola alcuna norma imperativa, né risulta essere in contrasto con l’ordine pubblico. Infatti, il principio fissato dall’art. 2103 c.c. secondo il quale la qualifica deve corrispondere alle mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto, può prevedere una deroga, qualora essa sia favorevole al lavoratore.

Pertanto, se non è ammessa la deroga in peius del principio sancito dall’art. 2103 c.c., essa è ammessa nella sola ipotesi in cui sia favorevole al lavoratore.

Ne consegue che, la qualifica di dirigente, secondo la classificazione operata dal contratto collettivo applicato, ammette la derogabilità in melius del principio sancito dall’art. 2103 del codice civile.

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