Gli effetti nel rapporto di lavoro delle unioni civili e delle convivenze di fatto

La legge n. 76 del 20 maggio 2016, avente ad oggetto la “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, entrata in vigore lo scorso 5 giugno, ha introdotto importanti cambiamenti nei rapporti di lavoro.

Dal momento che l’art. 1, comma 20 della legge n. 76/2016 ha esteso tutte le disposizioni che presentano il termine “coniuge”, “coniugi” o altri equivalenti, ai soggetti dell’unione civile, questi ultimi potranno fruire anche del congedo matrimoniale (che potrà essere usufruito anche più volte nel corso della vita lavorativa), del diritto agli assegni per il nucleo familiare e del diritto alle detrazioni fiscali per i familiari a carico.

Dalla suddetta equiparazione prevista dalla legge, sono estesi alle coppie unite civilmente anche numerosi diritti in materia di sospensione del rapporto di lavoro, ovvero:

  • priorità a richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da full time a part time, qualora una delle parti dell’unione civile sia affetta da patologie oncologiche;
  • permessi per assistere il partner unito civilmente nel caso di disabilità accertata;
  • permessi in caso di lutto o di eventi particolari;
  • le disposizioni in materia di trattamento economico da parte di uno dei partner unito civilmente, a persona affetta da disabilità accertata.

Alla parte dell’unione civile si applicano anche gli articoli 2110 e 2118 c.c. in materia di trattamento di fine rapporto, infatti, nell’ipotesi di decesso del dipendente, viene esteso il diritto del partner a ricevere le spettanze di pertinenza del Tfr.

In materia di permessi, l’Inps, con una recente circolare (n. 38 del 27 febbraio 2017) ha fornito alcuni chiarimenti in relazione alla concessione dei permessi previsti dall’art. 33, comma 3, della legge n. 104/1992 e del congedo straordinario indicato nell’art. 42, comma 5, decreto legislativo n. 151/2001 a conviventi di fatto e a soggetti uniti civilmente.

L’art. 33, comma 3, della legge n. 140/1992 riconosce il diritto alla fruizione di 3 giorni di permesso mensili retribuiti al lavoratore dipendente del settore privato che presta assistenza al coniuge, ad un parente o affine entro il secondo grado, con possibilità di estensione fino al terzo grado.

Pertanto, questo diritto può essere concesso, in alternativa, al coniuge, alla parte dell’unione civile, al convivente di fatto, al parente o all’affine entro il secondo grado (l’estensione fino al terzo grado si ha nell’ipotesi in cui i precedenti soggetti abbiano un’età superiore a 65 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti).

Invece, l’art. 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151/2015, riconosce ai lavoratori dipendenti del settore privato la possibilità di fruire di un congedo straordinario per assistere soggetti colpiti da una grave disabilità.

La possibilità di fruizione del congedo straordinario è stata estesa anche alla parte dell’unione civile che assiste l’altra parte, ma non al convivente di fatto.

La domanda relativa ai permessi o al congedo dovrà essere presentata tramite PEC alla struttura Inps competente utilizzando i modelli disponibili sul sito dell’istituto (ovvero il modello SR08 per i permessi e il modello SR64 per il congedo straordinario) e il richiedente dovrà dichiarare, sotto la propria responsabilità, il proprio stato di coniuge, convivente di fatto o parte di unione civile.

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