Il regime sanzionatorio in caso di mancato pagamento dei contributi

Con la circolare n.106 del 5 luglio 2017, l’Inps ha voluto ricostruire con maggiore chiarezza il quadro normativo che regolamenta il regime sanzionatorio in caso di omissione, infedeltà delle denunce obbligatorie e loro tradiva presentazione.

La normativa che regola il regime sanzionatorio relativo alla fattispecie sopra menzionata, è disciplinata dall’art.116, comma 8, della Legge n.388/200, nella quale vengono dettagliate ai punti a) e b) le conseguenze derivanti dal mancato (o parziale) pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali. Nello specifico, si prevede che:

a) “nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al40 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge;

b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l'intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge (...)”.

Tali ipotesi si applicano a quei soggetti che ricoprono la carica di datori di lavoro e/o committenti, e lavoratori autonomi in relazione alla diversa tipologia di adempimenti previsti per ciascuna Gestione previdenziale.

Sulla fattispecie delineata al punto b), è intervenuta anche la Corte di Cassazione con la sentenza n.28966 del 27 dicembre 2011 chiarendo gli elementi che concorrono a definire l’ipotesi di evasione. Secondo i Giudici di legittimità l’elemento oggettivo dell’occultamento si instaura non solo nell’ipotesi di assoluta mancanza “di qualsivoglia elemento documentale che renda possibile l’eventuale accertamento della posizione lavorativa o delle retribuzioni”, ma anche nel caso in cui la denuncia obbligatoria all’Istituto risulta non presentata, incompleta o non veritiera. Di conseguenza, l’omissione, l’infedeltà e la tardiva presentazione delle denunce obbligatorie rientrano nell’ipotesi di evasione. Mentre, il carattere soggettivo, secondo la Corte, è rappresentato dall’elemento psicologico dell’intenzionalità o volontà di commettere l’omissione o l’infedele denuncia. Rimane a carico del soggetto inadempiente dimostrare l’assenza dell’intento fraudolento.

 

Quindi, in generale, a fronte della consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, si è soliti ritenere che nel caso di omessa o infedele denuncia si è sempre in presenza di una fattispecie di evasione, ma rimane a carico del soggetto inadempiente provare il mancato intento fraudolento, con conseguente accusa di sola omissione.

 

Infine, il secondo capoverso della lettera b) dell’art.116, prevede il caso in cui la denuncia della situazione debitoria venga effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori. Le sanzioni civili applicate sono quelle previste per l’omissione solo se il pagamento dei contributi o premi avvenga entro dodici mesi dal termine stabilito e sempreché il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa.

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