Alcuni chiarimenti sul credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 19/E del 14 febbraio 2017 ha risposto ad un interessante quesito relativo alla fruizione del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, disciplinato dall’articolo 3 del decreto legge n. 145/2013.

L’articolo 3 del decreto legge n. 145 del 23 dicembre 2013 riconosce un credito di imposta a tutte quelle imprese che effettuano degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo nella misura del 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media che la stessa impresa ha realizzato per i medesimi investimenti nel corso dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. L’impresa potrà fruire dell’agevolazione a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che un’impresa può fruire del suddetto credito di imposta per l’attività di ricerca e sviluppo anche per i costi sostenuti per l’acquisizione di brevetti per invenzione e di brevetti per modelli di utilità, naturalmente se gli stessi sono connessi e funzionali all’attività di ricerca e sviluppo per la quale si intenda beneficiare dell’agevolazione.

Nell’agevolazione, invece, non rientrano i costi sostenuti per l’acquisto di marchi d’impresa e di disegni dal momento che il credito di imposta può essere riconosciuto solo “per le privative industriali relative ad un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale” (art. 3, comma 6, Decreto legge n. 145/2013).

L’Amministrazione finanziaria ha anche chiarito che il costo di acquisizione, ammissibile al credito di imposta, è agevolabile anche nell’ipotesi in cui i beni immateriali sono stati acquistati da una società sottoposta a procedura fallimentare.

Tuttavia, se dai documenti di acquisto dei beni viene riportato solo il costo complessivo degli stessi senza una specifica indicazione del prezzo relativo ad ogni singolo bene, l’Agenzia ha chiarito che, dal momento che non è possibile avere una stima “forfettaria” (come potrebbe essere quella che si ricava, ad esempio, da un’operazione di divisione del costo totale per il numero di beni immateriali acquistati) una possibile soluzione potrebbe essere quella di adottare come criterio di ripartizione quello che si fonda sull’incidenza percentuale del valore normale di quel singolo bene rispetto al valore normale complessivo del lotto di tutti i beni acquistati.

Infine, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per il calcolo della media degli investimenti non si può tener conto degli eventuali costi di ricerca e sviluppo relativi ai beni agevolabili che sono stati sostenuti dalla società cedente dal momento che la cessione avviene tra parti tra loro indipendenti.

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