Il ruolo dell’amministratore all’interno della società

 

 

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, ha pubblicato, in data 13 marzo 2017, un approfondimento avente ad oggetto la qualificazione giuridica del ruolo di amministratore di società, in seguito ad una recente sentenza a Sezioni Uniti della Corte di Cassazione (n. 1545/2017).

Con la sentenza n. 1545 del 20 gennaio 2017 i giudici di legittimità hanno chiarito che il rapporto che lega un amministratore o un consigliere di amministrazione e la società non può essere regolato da alcun contratto di lavoro dal momento che, in considerazione dell’immedesimazione organica tra la persona fisica e l’ente, manca una concreta dualità tra le due posizioni.

Il caso trae origine da un contrasto interpretativo relativo all’esatta qualificazione del rapporto tra la società per azioni e il suo amministratore al fine di stabilire se il compenso che spetta a quest’ultimo sia o meno pignorabile in virtù del limite disposto dal quarto comma dell’art. 545 del c.p.c. (ovvero se il creditore può soddisfarsi per intero oppure soltanto entro il limite di un quinto).

Gli Ermellini, ribaltando una precedente pronuncia a Sezioni Unite (sentenza n. 10680/1994) hanno chiarito che, in seguito alla riforma del diritto societario, l’amministratore rappresenta “il vero egemone dell’ente sociale”, dato che egli gestisce, in via esclusiva, l’impresa.

Tuttavia, i consulenti del lavoro hanno precisato che non è escluso per gli amministratori la possibilità di stipula di un contratto di lavoro con la società e a chiarirlo è stata la stessa Corte che nella sentenza ha dedicato un apposito capitolo avente ad oggetto proprio questa specificazione.

Infatti non si esclude che tra l’amministratore e la società si instauri un diverso, autonomo e parallelo rapporto che, attraverso un opportuno accertamento da parte del giudice di merito, si concretizza in un rapporto di lavoro di natura subordinata, parasubordinata o d’opera.

Ne consegue che la stessa persona fisica che rappresenta e gestisce la società possa avere anche un ruolo diverso, regolato secondo la disciplina del diritto del lavoro. È netta la differenza sussistente tra l’inquadramento e il ruolo ricoperto dall’amministratore all’interno della società e l’eventualità che lo stesso possa intrattenere rapporti di diversa natura all’interno della società da lui amministrata.

Pertanto, qualora l’amministratore intrattenga con la società un rapporto di natura diversa, potrà essere stipulato un contratto di lavoro, al fine di regolamentare lo stesso.

A livello fiscale, il compenso dell’amministratore è inquadrato tra i redditi assimilati a quello di lavoro dipendente e, a livello previdenziale, è inquadrato nella gestione separata Inps (art. 2, comma 26, legge n. 335/1995). Invece, qualora fosse instaurato un ulteriore rapporto con l’amministratore (di natura autonoma o subordinata) sarà applicata la disciplina fiscale e contributiva dei relativi rapporti.

Condividi questo articolo