Dimissioni e ASpI

Nonostante l'ASpI sia stata estesa anche agli apprendisti, ai soci lavoratori delle cooperative e a tutto il personale dello spettacolo, rimane pur sempre una misura di sostegno al reddito, operante nelle ipotesi di disoccupazione involontaria, ai sensi dell'art. 37 della Costituzione.

Pertanto il comma 5, dell'art. 2, della Legge n. 92 del 2012 esclude dall'ASpI "i lavoratori che siano cessati dal rapporto di lavoro per dimissioni o per risoluzione consensuale del rapporto".

A proposito di dimissioni, però, già in tema d'indennità ordinaria di disoccupazione, si era profilata un'interpretazione volta a far rientrare la fattispecie delle dimissioni per giusta causa tra i presupposti per la fruizione del trattamento.

Questo orientamento è stato recepito dalla circolare Inps n. 142/2012, in materia di ASpI, dove vengono elencate tutte le fattispecie che integrano la giusta causa delle dimissioni:
 mancato pagamento della retribuzione;
 molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
 modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
 mobbing;
 notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell'azienda
 trasferimento del dipendente da una sede a un'altra, senza che vi siano le "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive" previste dall'art. 2103 cod. civ.;
 comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

Naturalmente la suddetta elencazione non può considerarsi esaustiva, ma solo esemplificativa, dal momento che la gamma delle condotte datoriali illecite comprende anche la mancata predisposizione di misure prevenzionistiche e anti-infortunistiche o le continue violazioni delle norme sull'orario di lavoro.

A riguardo l'Inps ha precisato che il dipendente, dimessosi per giusta causa, deve inserire nella domanda on line una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, da cui risulti la sua volontà di difendersi in giudizio nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro e l'impegno a comunicare l'esito della controversia giudiziale o stragiudiziale, che sia.

Anche alcuni casi di risoluzione consensuale del rapporto danno diritto all'ASpI, come ad esempio:

 il trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa impresa distante più di 50 km dalla residenza del dipendente e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici;
 la conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro ex art. 7 della Legge n. 604/1966, così come modificato dall'art. 1, comma 40 della legge di Riforma.

In questo caso, infatti, se la conciliazione ha esito positivo e prevede una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, al lavoratore è riconosciuto il diritto all'Aspi.

Tutto quanto riportato vale anche per la c.d. mini-ASpI, in forza del richiamo dell'art. 2, comma 5, Legge n. 92/2012 in materia di ASpI a requisiti ordinari.

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