Il contratto a tempo determinato con il dirigente

Il contratto di lavoro tipico è il contratto a tempo indeterminato.

Il legislatore, nella normativa regolatrice del contratto a termine, ha sempre ribadito questo concetto; la stessa Riforma Fornero (Legge n. 92/2012) afferma: "Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro".

La legge che ha introdotto il contratto a termine è la Legge n. 230/1962.

Questa legge ha visto, con il passare degli anni, l'introduzione di una serie di disposizioni che ne hanno mitigato il rigore.

Successivamente, il rapporto di lavoro a termine è stato disciplinato dal Decreto Legislativo n. 368/2011 e più recentemente ha visto un ulteriore intervento con la Legge n. 92/2012 (Riforma Fornero).

In base alla citata Legge n. 230/1962, il datore di lavoro poteva stipulare contratti a termine nelle sole ipotesi tassativamente previste dalla legge, come, ad esempio, le attività stagionali, la sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro, l'esecuzione di un'opera o un servizio definiti e predeterminati nel tempo e così via.

Oggi, invece, il datore di lavoro è libero di stipulare un contratto a tempo determinato ogni volta in cui ravvisi ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.

Per mitigare questa "liberalizzazione" il legislatore ha tuttavia posto alcuni limiti, di carattere formale e sostanziale.


Condividi questo articolo