Infortunio in itinere

Il legislatore ha previsto che sia tutelato il c.d. infortunio in itinere occorso alle persone assicurate durante il "normale percorso", ai sensi dell'articolo 2, comma 3, D.P.R. 30 giugno 1965, n.1124:

 

-      di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;

-      durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;

-      qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.

L'indennizzibilità dell'infortunio opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato e tenuto conto di due elementi:

·         l'orario dei mezzi pubblici (il risparmio di tempo pari o superiore a un'ora per ogni tragitto): il risparmio di tempo deve avere carattere di regolarità ed essere oggettivamente riscontrabile;

·         la distanza tra abitazione e luogo di lavoro: l'uso del mezzo privato è giustificato per distanze superiori a 1Km da percorrere a piedi per ogni singolo tragitto.

Alla luce di quanto detto, le definizioni di luogo di abitazione e luogo di lavoro assumono una rilevanza decisiva nella riconducibilità o meno dell'infortunio alla fattispecie dell'infortunio in itinere e alla sua indennizzabilità.

Il luogo di abitazione non corrisponde alla residenza ma al luogo ove l'assicurato dimora con una certa stabilità, mentre il luogo di lavoro è ove l'assicurato presta la propria attività lavorativa.

Inoltre, può essere equiparato a quest'ultimo:

·         il luogo dove viene svolta l'attività formativa;

·         il luogo dove si consegnano o si ricevono gli attrezzi di lavoro;

·         il luogo in cui l'assicurato si reca su disposizione del datore di lavoro.

E' necessario evidenziare altri due aspetti poiché, non essendo tutelato il tratto di strada estraneo al percorso lavorativo, particolare importanza assume la definizione di deviazione del percorso, in altre parole l'uscita dal percorso che comporta una modificazione del tragitto, e quella di interruzione del percorso, ossia ogni sosta effettuata durante il tragitto.

Resta ferma la non indennizzabilità dell'infortunio occorso al lavoratore durante il percorso di andata e ritorno casa-lavoro che sia interrotto o deviato da cause del tutto indipendenti dal lavoro, non necessitate ovvero derivanti dal c.d. "rischio elettivo" del lavoratore.

Di fatto per rischio elettivo si intende una "condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall'esercizio della prestazione lavorativa, esercitata e intrapresa volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell'attività lavorativa e prescindendo da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata" (Cassazione, 8 giugno 2005, n. 11950).

In vero, l'interruzione e la deviazione si intendono necessitate solo se dovute a forza maggiore, a esigenze essenziali e improrogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

Un particolare caso di infortunio in itinere è quello avvenuto durante la pausa pranzo.

Infatti, se il datore di lavoro non fornisce una mensa aziendale, il lavoratore è tutelato nel percorso tra luogo di lavoro e quello di consumazione abituale dei pasti.

In vero, ai fini dell'ammissibilità dell'indennizzo, dovrà essere verificato:

·         la presenza o meno di mensa aziendale;

·         motivi di salute certificati che determinano la necessità di consumare il pasto a casa;

·         fruizione o meno di buoni pasto.

In merito a tale argomento, la Suprema Corte, con la Sentenza n. 25742 del 2007 ha affermato: quando la distanza non sia coperta da un regolare servizio di mezzi pubblici che assicurino il trasporto in tempi ragionevoli, specie quando il lavoratore nello spazio di una breve pausa pranzo, deve raggiungere il luogo di destinazione, desinare e tornare al lavoro". non costituisce rischio elettivo l'uso del mezzo proprio "se vi è necessità di recarsi a casa o presso un pubblico esercizio,

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