Sentenza Corte di Cassazione n. 36268 del 27 agosto 2014

A conferma di questo indirizzo anche la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 36268 del 27 agosto 2014 che ha condannato il committente e l'appaltatore, ritenuti corresponsabili alla pari del verificarsi di un infortunio che ha visto vittima un lavoratore dipendente dell'appaltatore.

Nello specifico, nel 2006 una società di Ravenna commissionò ad una società croata l'esecuzione di lavorazioni di carpenteria da svolgersi presso un cantiere di loro proprietà. Poco più tardi uno dei lavoratori croati, che operava senza osservare le disposizioni in materia di sicurezza è stato vittima di un grave infortunio. Dalle indagini condotte in seguito dalle autorità competenti è emerso che l'organizzazione della società croata fosse alquanto superficiale.

Si noti che, un elemento fortemente indiziario in merito alla responsabilità omissiva dell'appaltante è stato dato dalla circostanza che i manuali d'uso dei macchinari (tra cui quello del trapano con cui si è ferito l'operaio), forniti proprio dallo stesso committente, non riportavano nemmeno la traduzione in lingua croata, rendendone così impossibile la consultazione da parte dei lavoratori.

A seguito di queste valutazioni il Tribunale di Ravenna, con sentenza confermata sia nel secondo grado di giudizio da parte della Corte di Appello di Bologna che poi dalla Cassazione, ha pertanto, come accennato, condannato a due mesi di reclusione sia il datore di lavoro che il delegato alla sicurezza dell'azienda committente, ritenendoli responsabili per aver cagionato in cooperazione colposa tra loro lesioni personali al dipendente per grave imperizia, imprudenza e inosservanza delle norma sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro (artt. 113 e 590, co. 2 e 3, c.p.).

Nello spiegare le motivazioni di tale condanna il Giudice fa riferimento inoltre alla violazione dell'art. 7 D.Lgs. 626/1994 che nella versione in vigore nel 2006, anno dell'avvenimento, prevedeva che il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all'interno dell'azienda (o unità produttiva) ad un impresa appaltatrice, verificasse l'idoneità tecnico professionale dell'impresa appaltatrice in relazione ai lavori da affidare in appalto. L'art. 7 ha pertanto la funzione di individuare l'ipotesi in cui il committente si debba ritenere corresponsabile con l'appaltatore per la violazione delle norme antinfortunistiche, con l'obiettivo di rafforzare la tutela dei beni giuridici della vita e della salute del lavoratore. 

Nel caso in esame, la suddetta violazione si è concretizzata, nella condotta del responsabile delegato alla sicurezza della ditta committente di non aver compiutamente verificato la sussistenza di detti requisiti. A seguito delle verifiche prescritte egli avrebbe infatti constatato l'organizzazione approssimativa della società croata che, non solo non aveva nominato un responsabile del servizio di prevenzione ma neppure redatto un adeguato documento di valutazione dei rischi. 

L'unica cosa di cui era in possesso la società era un piano di sicurezza definito "fatiscente" dall'Ispettore del lavoro. La corte territoriale ha sottolineato come l'omesso esame dei requisiti richiesti sia avvenuto nonostante le maestranze utilizzassero macchine e attrezzature dell'azienda appaltante, omettendo così anche di verificare il grado di formazione e informazione dei dipendenti. Alla luce di queste evidenze il Giudice non ha potuto non ritenere colpevole tale condotta.

". margini di dubbio in merito alla finalità della norma di garantire la sicurezza del lavoro nella particolare situazione in cui determinate attività vengano affidate in appalto ma si svolgano nel locale dell'impresa del committente, dovendosi conseguentemente ritenere che la posizione di garanzia del datore di lavoro in merito alla scelta dell'impresa appaltatrice trovi la sua ragion d'essere nella finalità di evitare che, attraverso la stipula di un contratto di appalto , vengano affidate all'appaltatore lavorazioni o mansioni che il singolo lavoratore non sia in grado di svolgere, con incremento del rischio per la sua sicurezzaSecondo il Giudice infatti non vi sono "

Si può, dunque, desumere dalla norma in esame una precisa regola di diligenza e prudenza che il committente dei lavori dati in appalto è tenuto a seguire[…]In altre parole, tale norma svolge una funzione integrativa del precetto penale che sanziona il reato di lesioni colpose ponendo a carico del committente l'obbligo di garantire che anche l'impresa appaltatrice che svolge attività nella sua azienda si attenga a misure di prevenzione della cui inosservanza lo stesso committente sarà chiamato a rispondere, ove fosse in grado di percepirne l'inadeguatezza".Proseguendo su tale impostazione il Giudice procede affermando che "

Il merito di questa sentenza è quello di richiamare l'attenzione degli imprenditori verso le responsabilità che sono connesse all'esercizio dell'impresa, infatti qualora il committente sia in condizioni tali da poter percepire l'inadeguatezza della ditta appaltatrice a garantire la sicurezza dei lavoratori e non svolga le adeguate verifiche a riguardo, la sua condotta sarà giudicata colpevole e sarà chiamato a rispondere direttamente delle violazioni e delle omissioni seppur compiute dal fornitore. 

Va però tenuto conto che, essendo la ratio quella di tutelare la sicurezza del lavoratore, non saranno sufficienti dei meri controlli burocratici iniziali ma l'attività di vigilanza dovrà interessare anche la fase concreta di esecuzione dei lavori, affinché l'obbligo di controllo da parte del committente sia reso realmente effettivo.

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