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Lavoro straordinario

Il lavoro straordinario è il lavoro prestato oltre l’orario normale di lavoro, ovvero oltre le 40 ore settimanali.

Se l’orario settimanale previsto dal contratto collettivo è inferiore a 40 ore, il lavoro prestato oltre l’orario contrattuale ed entro il limite legale è definito supplementare.

Le origini di tale istituto derivano dal Regio Decreto Legge 692/1923 e dai successivi regolamenti di attuazione, laddove, la dimensione temporale della prestazione lavorativa è disciplinata, in maniera più incisiva, allo scopo di tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore.

Non è più prevista una durata massima giornaliera delle prestazioni straordinarie ma solo un durata massima settimanale che, cumulata alle ore di lavoro normale, non potrà superare la media di 48 ore, precisando che tale media oraria dovrà essere calcolata con riferimento ad un periodo non superiore a 4 mesi.

E’ demandata alla sola contrattazione collettiva la possibilità di superare il suddetto limite fino a 6 mesi o 12, qualora vi siano obiettive ragioni, tecniche od organizzative, specificate dai medesimi CCNL.

Ai fini del calcolo della media oraria non saranno computati i periodi di ferie annuali ed i periodi di assenza per malattia e nel caso in cui il lavoratore abbia beneficiato di riposi compensativi.

Nel caso in cui non vi siano disposizioni contrattuali al riguardo, il ricorso al lavoro straordinario potrà essere ammesso solo previo accordo tra datore e lavoratore entro un limite temporale non superiore alle 250 ore annue.

Le ore di lavoro straordinario dovranno essere computate a parte e rimunerate con le maggiorazioni retributive previste dai CCNL, i quali i potranno disporre che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi

A condizione che i CCNL non dispongano diversamente, il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è inoltre ammessoqualora vi siano:

  • eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l’assunzione di altri lavoratori;
  • casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a pericolo grave ed immediato o possa arrecare danno alle persone o alla produzione;
  • eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva ed allestimenti di prototipi, modelli o simili.

Il prestatore non è tenuto a svolgere attività lavorativa straordinaria qualora:

  • il contratto contenga una clausola che consideri volontaria la prestazione straordinaria;
  • il lavoratore rifiuti legittimamente di svolgere la prestazione;
  • il lavoratore sia uno studente;
  • vi sia un giustificato motivo.

Considerando che il lavoro straordinario comporta una prestazione lavorativa oltre il normale orario giornaliero e settimanale, stabilito dalla legge e dalla contrattazione collettiva, viene previsto necessariamente un trattamento economico commisurato all’ulteriore quantità di lavoro prestato. La maggiorazione dovuta per il lavoro straordinario è di regola determinata dai CCNL, che solitamente è applicata nel caso in cui il prestatore di lavoro ecceda le 40 ore settimanali o le 8 ore giornaliere.

Alcuni contratti collettivi, hanno inoltre istituito la cd. banca delle ore, attraverso la quale è consentito al lavoratore di cumulare un monte ore di permessi in alternativa alla remunerazione delle ore prestate come straordinario.

Tali ore, accantonate in un conto individuale, potranno essere fruite a scelta del lavoratore come riposi supplementari.

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