Conversione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato

Se il rapporto di lavoro oltrepassa il periodo “cuscinetto” di 30 giorni (in caso di contratto inferiore a sei mesi) o 50 giorni (in caso di contratto superiore a sei mesi), il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminatoa far data da tale sconfinamento. 

In caso di successione di contratti a termine, ai sensi dell'art.1, D.Lgs. n.368/01 e come confermato dall’art. 22 D.Lgs 81/2015, è necessario che trascorra uno stacco di tempo tra il primo e il secondo contratto a termine, stipulato tra le stesse parti contrattuali: 

- intervallo di 10 giorni se la durata del primo contratto è inferiore ai 6 mesi; 

- intervallo di 20 giorni se la durata del primo contratto è superiore ai 6 mesi. 

Qualora il suddetto stacco non sia rispettato, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato. 

Fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi, anche aziendali, stipulati con le OO.SS. comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nel caso in cui la successione di contratti a termine tra le stesse parti superi complessivamente i ventiquattro mesi (comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro) il rapporto si trasforma a tempo indeterminato. 

Laconversione per superamentodella durata massima di 24 mesi avviene quando i contratti a termine riguardato lo svolgimento di mansioni “equivalenti”, ovvero mansioni d pari livello e categoria legale. 

Il periodo di 24 mesi si computa sommando tutti i periodi di lavoro prestato tra le parti, (anche i periodi di missione nella somministrazione a termine). 

Nel caso in cui la specificazione delle ragioni sia obbligatoria ai sensi dell’art. 19, co. 1 (contratto a termine che superi i 12 mesi), e 21, co. 01 (indicazione delle ragioni per tutti i rinnovi nonché per le proroghe che allungano la durata oltre i 12 mesi, sempre con un massimo di 24), la loro omissione - in base a quanto previsto nella legge di conversione - causa la conversione del rapporto in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 

Come già menzionato è possibile derogare alla durata massima in base ad un’eventuale clausola del contratto collettivo, nazionale, territoriale o aziendale oppure mediante la deroga assistita davanti alla ITL. 

In caso di mancato rispetto di tale procedura o di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, lo stesso si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data della stipulazione (art.19, co.3, D.Lgs. 81/2015) 

Si ha inoltre, la trasformazione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato qualora vi sia violazione dei divieti previsti dall’articolo 20, comma 1D.Lgs 81/2015. 

Il decreto legge 76/2013 ha soppresso l’obbligo secondo il quale, in caso di prosecuzione del rapporto a termine, il datore aveva l’onere di comunicare al CPI, entro la scadenza del termine inizialmente fissato, che il rapporto sarebbe continuato oltre tale data, indicando altresì la durata della prosecuzione. 

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