Contratto di collaborazione a progetto (Co.Co.Pro.)

Nel riordino delle tipologie contrattuali, la novità più importante, oltre all'introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato, è lo stop ai co.co.pro.

A partire dal 1° gennaio 2016, pertanto, saranno eliminati i contratti di lavoro a progetto, forma contrattuale ritenuta dai giuslavoristi tra le più precarizzanti. Questi contratti potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato grazie ad alcune agevolazioni.

Durante l’anno in corso non sarà più possibile stipularne di nuovi; quelli ancora in vigore rispetteranno la scadenza naturale.

Ai rapporti di collaborazione personali con contenuto ripetitivo ed etero-organizzati dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato.
Le collaborazioni non saranno abolite, ma il tentativo è quello di eliminare quelle che mascherano un rapporto di lavoro dipendente.

Le norme su Co.Co.Co. e Co.Co.Pro. sono contenute negli articoli 47, 48, 49 del decreto e sono previsti dei casi in cui i contratti di collaborazione restano vigenti e non sono destinati alla trasformazione in contratti a tempo indeterminato.

In particolare, le eccezioni previste si riferiscono alle:

• Collaborazioni per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore (qui, ad esempio, sono compresi i call center).
• Collaborazioni prestate nell'esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali.
• Attività dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti a collegi e commissioni.
• Prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI come individuati e disciplinati dall'articolo 90 della legge 289/2002.

Tutto questo vale solo per datori di lavoro e imprese del privato.
Per le Pubbliche Amministrazioni, invece, non cambia nulla fino al 2017 (in attesa di norme specifiche sul riordino dei contratti della PA).

Per il datore di lavoro che procede alla trasformazione del contratto nel corso del 2015, si estinguono automaticamente tutte le eventuali violazioni previste dagli obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso.

In pratica, si tratta di un sorta di sanatoria, alle seguenti condizioni:

• il lavoratore che viene assunto sottoscrive atti di conciliazione, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, in una delle sedi di DTL (enti bilaterali, Ministero del lavoro, Consigli provinciali dei Consulenti del Lavoro);
• nei 12 mesi successivi all'assunzione, il datore di lavoro non può decidere il licenziamento, salvo che per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo.

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