Decreto su genitorialità e conciliazione dei tempi vita-lavoro

Il 20 febbraio 2015, il Consiglio dei Ministri ha approvato la bozza del quarto decreto delegato della Legge n. 183/2014 (c.d. Jobs Act).

Il Governo sta dando forte valore al decreto legislativo contenente disposizioni in materia di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro approvato a fine febbraio.

Il Decreto attiene a misure sperimentali volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori.

L’intento del legislatore è quello di garantire un sostegno alle cure parentali, attraverso misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la genitorialità dei lavoratori.

In riferimento al congedo parentale, viene esteso l’arco temporale in cui è possibile fruire del beneficio dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni; quello non retribuito dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni. Altre novità in materia di congedo parentale sono la possibilità di fruirne su base oraria (consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero) e la modifica nei termini del preavviso da dare al datore di lavoro, che si riduce da 15 a 5 giorni nel caso di congedo giornaliero, ed è fissato a 2 giorni nel caso di congedo su base oraria.

Il decreto interviene infine in modo positivo su fasce di popolazione molto “particolari” come quelle di parto prematuro (i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post-partum anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi) o di ricovero del neonato (possibilità di usufruire di una sospensione del congedo di maternità, a fronte di idonea certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre).
Per i casi di adozione o di affidamento, la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall'ingresso del minore in famiglia. In ogni caso, resta invariata la durata complessiva del congedo.

Il Decreto reca una disposizione innovativa per quanto riguarda le donne vittime di violenza: previsto il congedo di tre mesi con la garanzia dell'intera retribuzione, maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi. Viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale a richiesta della lavoratrice.

Il congedo di paternità viene esteso a tutte le categorie di lavoratori. Al riguardo il decreto attuativo stabilisce che le disposizioni in materia siano applicate anche a favore del padre qualora la madre del bambino lavoratrice autonoma o imprenditrice agricola abbia diritto all’apposita indennità di maternità. In altri termini il padre avrà il diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua spettante alla madre lavoratrice autonoma in caso di morte, grave infermità o abbandono, nonché di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Un’altra novità rilevante della riforma dei contratti approvata dal Governo in esercizio della delega del Jobs Act riguarda i nuovi strumenti di conciliazione lavoro-famiglia. E’ costituita dalla possibilità per entrambi i genitori di far valere il loro diritto a chiedere il part-time per necessità di cure connesse a malattie gravi o in alternativa al congedo parentale.

In realtà si tratta di uno "scambio": al posto del congedo parentale (che spetta dopo il congedo di maternità per un massimo di 6 mesi alla mamma e anche al papà), si potrà richiedere la trasformazione dell’orario di lavoro, con una riduzione d’orario non superiore al 50 per cento.

In questo caso la trasformazione a tempo parziale deve durare solo per il periodo corrispondente al congedo parentale (quindi per dieci mesi complessivi per i due genitori). Ma, negli altri casi in cui il lavoratore chiede il part-time per esigenze familiari, scatta invece il diritto di precedenza.

Quest’ultimo consiste nel diritto di chiedere prioritariamente il part-time per una serie di esigenze di carattere familiare legate non solo alla presenza di figli: lavoratori affetti da patologie oncologiche o da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti che riducano la capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti delle terapie salvavita, patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative riguardanti il coniuge, i figli o i genitori, necessità di assistenza di una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100%.

In ultimo l’art. 13 del decreto attuativo, prevede una serie di tutele a favore delle lavoratrici inserite alla Gestione separata dell’INPS e non iscritte ad altra forma obbligatoria. Innanzitutto, in caso di adozione nazionale o internazionale, si prevede su base documentale, la corresponsione di un’indennità per i 5 mesi successivi all’ingresso del minore in famiglia. Inoltre si stabilisce il diritto all’indennità di maternità anche in caso di mancato versamento alla predetta gestione dei relativi contributi previdenziali da parte del committente.

Con il decreto in tema di genitorialità e conciliazione dei tempi di lavoro, si introduce inoltre il telelavoro per incentivare gli accordi collettivi e la flessibilità dell’orario di lavoro e della configurazione della retribuzione accessoria di produttività, al fine di favorire al conciliazione tra responsabilità genitoriali e l’assistenza di persone non autosufficienti e l’attività lavorativa. In particolare per il riconoscimento dei benefici si escludono dal computo i limiti numerici previsti dalle leggi e dai contratti i telelavoratori che rientrino nella fattispecie individuata dal decreto.

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