Consulente del lavoro dal 1981

Lavoro Tramite Piattaforma: Fonte E Definizioni

  • Lavoro tramite piattaforma: fonte e definizioni;
  • Forma contrattuale e informazioni al lavoratore;
  • Compenso minimo;
  • Divieto di discriminazione e altre tutele;
  • Contribuzione.

LAVORO TRAMITE PIATTAFORMA: FONTE E DEFINIZIONI

Fonte della tutela 

Nel 2019, all’interno del TU sui contratti di lavoro (d.lgs. 81/2015) è stato introdotto uno specifico capo (V bis, articoli da 47 bis a 47 octies) dedicato alla “Tutela del lavoro tramite piattaforme digitali”, allo scopo di stabilire livelli minimi di tutela per i cosiddetti riders (autonomi).  

Definizioni 

All’interno della suddetta fonte, in particolare, sono stati introdotte delle tutele a favore dei lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali. 

Ai fini di questa normativa, si considerano piattaforme digitali: “i programmi e le procedure informatiche utilizzati dal committente che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, sono strumentali alle attività di consegna di beni, fissandone il compenso e determinando le modalità di esecuzione della prestazione”. 

Tipologia di rapporto 

Il rapporto di lavoro tra riders e piattaforma, naturalmente, può essere prestato anche in forza di un contratto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa. In tali casi, il rapporto è soggetto alle rispettive discipline e tutele.  

Nel caso in cui il rider sia legato al committente (impresa di delivery) da un contratto di lavoro autonomo, ma le modalità di esecuzione concreta della prestazione presentino i caratteri della subordinazione o della collaborazione coordinata e continuativa, il rider potrà chiedere in giudizio l’accertamento del rapporto subordinato o coordinato intervenuto e chiedere le relative (eventuali) differenze retributive.  

Il Tribunale di Milano (sentenza del 28/09/2023), ad esempio, ha statuito che:  

“I corrieri impiegati da Uber Eats sono lavoratori subordinati in quanto l’organizzazione del lavoro disegnata in modo esclusivo dalla piattaforma si è tradotta, oltre che nell’integrazione del presupposto della etero-organizzazione, anche nella messa a disposizione del datore da parte del singolo lavoratore delle proprie energie lavorative per consistenti periodi temporali, peraltro non retribuiti, e nel loro assoggettamento ai poteri di direzione e controllo, oltre che latamente disciplinare, la cui sussistenza annichilisce del tutto l’autonomia del lavoratore e costituisce, piuttosto, elemento tipizzante la subordinazione di cui all’art. 2094 c.c.”. 

FORMA CONTRATTUALE E INFORMAZIONI AL LAVORATORE

Forma del contratto 

La normativa prevede che il contratto di lavoro tra il committente e il lavoratore debba essere stipulato per iscritto al fine di poter provare il rapporto di lavoro intercorso. 

Informazioni al lavoratore 

Entro la data di instaurazione del rapporto di lavoro il committente (impresa di delivery) deve dare al lavoratore una serie di informazioni relative al rapporto di lavoro stesso (sede o domicilio del datore di lavoro; data di inizio del rapporto; tipologia di rapporto; durata prevista dello stesso; procedura, forma e termini del preavviso in caso di recesso del datore di lavoro o del lavoratore; importo iniziale del compenso e relativi elementi costitutivi, periodo e modalità di pagamento; e le altre indicate agli artt. 1 e 1-bis del d.lgs. 152/1997, ove compatibili) e le informazioni inerenti alla tutela della loro sicurezza. 

Violazioni  

In caso di violazione del requisito di forma e/o dell’obbligo informativo di cui sopra, il lavoratore può denunciare il committente (impresa di delivery) all’Ispettorato del lavoro (che può applicare una sanzione pecuniaria) e ha diritto a un’indennità risarcitoria la cui entità è determinata equitativamente dal giudice tenendo conto della gravità e della durata delle violazioni e del comportamento delle parti (comunque in misura non superiore ai compensi percepiti nell’ultimo anno dal lavoratore stesso).  

La violazione, inoltre, è tenuta in considerazione dal giudice come elemento di prova delle condizioni effettivamente applicate al rapporto di lavoro e delle connesse lesioni dei diritti previsti dalla normativa. 

COMPENSO MINIMO

Rinvio alla contrattazione collettiva 

La normativa prevede che i contratti i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possano definire criteri di determinazione del compenso complessivo per riders autonomi, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell’organizzazione del committente. 

In assenza di contrattazione collettiva 

La normativa prevede anche che, in assenza di contrattazione collettiva, i suddetti riders autonomi non possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate e che deve essere loro garantito un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. 

È previsto inoltre che debba essere loro garantita un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli.  

DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE E ALTRE TUTELE

Divieto 

La normativa prevede che ai riders autonomi si applichi la disciplina antidiscriminatoria e quella a tutela della libertà e dignità del lavoratore previste per i lavoratori subordinati. 

La tutela comprende anche l’accesso alla piattaforma, che non potrà essere limitata per una delle ragioni vietate dalla legge (ad esempio, per ragioni di genere, religione, razza o origine etnica, orientamento sessuale, età, disabilità, convinzioni personali, adesione ad associazioni sindacali, partecipazione a scioperi).  

Sulla base di tale normativa, il Tribunale di Palermo (sentenza del 17/11/2023) ha statuito che:  

“Il modello organizzativo algoritmico che lega il cd. punteggio di eccellenza al lavoro prestato nelle ore ad alta domanda (intorno all’ora di cena e nel fine settimana) e collega ad esso la possibilità per ciascun rider di prenotare in anticipo rispetto agli altri gli slot è illegittimo in quanto determina uno svantaggio per i corrieri che per condizioni personali, familiari, di età o handicap risultino o possano risultare meno produttivi e si sostanzia in una discriminazione indiretta per i suddetti motivi”. 

Tutela per la mancata accettazione 

La normativa vieta che alla mancata accettazione della prestazione da parte del rider autonomo venga fatta conseguire:  

  • l’esclusione dalla piattaforma;
  • riduzioni delle occasioni di lavoro. 

Protezione dei dati personali 

I dati personali dei riders autonomi devono essere trattati in modo conforme al Regolamento Europeo sulla privacy (Reg UE 2016/679) e al codice in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 196/2003).  

Agli stessi si applicano le discipline relative alla videosorveglianza e al controllo a distanza dei lavoratori

Tutela della sicurezza 

La normativa prevede l’obbligo del committente (l’impresa di delivery) che utilizza la piattaforma, anche digitale, a rispettare, a propria cura e spese, la normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori anche nei confronti dei riders autonomi.  

Al proposito, la Corte di Cassazione aveva statuito l’obbligo del committente di fornire ai riders i dispositivi di protezione individuale necessari per tutelarsi nei confronti del Corona virus.  

D’altronde, sempre la Cassazione (sent. n. 34944/2022) ha stabilito anche che:  

“Non vi è alcun obbligo che imponga al datore di lavoro di fornire al rider un casco integrale per la sua sicurezza; l’uso di tale dispositivo per la conduzione di veicoli a due ruote è regolato dal codice della strada, che impone l’utilizzo di un casco omologato, ma non necessariamente integrale” 

CONTRIBUZIONE

Contributi previdenziali 

Per i riders autonomi trovano applicazione le regole vigenti per il contratto di lavoro autonomo. Pertanto, i contributi devono essere versati in gestione separata.  

(Solo nel caso in cui il rider sia stato assunto come lavoratore dipendente, i contributi devono essere versati alla Gestione per i lavoratori dipendenti).  

Infortuni e malattia 

I riders autonomi sono soggetti alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.  

La normativa prevede che il premio INAIL, il cui importo è da determinarsi in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta, è posto totalmente a carico del committente (impresa di delivery), che è altresì tenuto a tutti gli adempimenti assicurativi del datore di lavoro.  

A tal fine, la retribuzione imponibile per il calcolo del premio è la retribuzione convenzionale giornaliera, pari limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni, rapportata ai giorni di effettiva attività. 

Nella denuncia di esercizio il committente è tenuto a dichiarare la “lavorazione” svolta dai riders, indicando anche il tipo di mezzo utilizzato per effettuare le consegne, che può far variare la voce di rischio da attribuire alle lavorazioni.  

Denuncia di infortunio o malattia professionale 

Il committente (impresa di delivery) è tenuto ad effettuare le denunce di infortunio e malattia nei termini e con le modalità previste per i datori di lavoro.   

In caso di infortunio mortaleil committente deve segnalarlo entro 24 ore, con qualunque mezzo che consenta di dare successiva prova dell’intervenuto invio, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia/comunicazione nei termini e con le modalità di legge. 

Anche il rider autonomo, d’altronde, deve dare immediata notizia al committente di qualsiasi infortunio gli accada e di denunciare la malattia professionale, fornendogli il numero identificativo del certificato medico di infortunio, la data di rilascio e i giorni di prognosi indicati nel certificato stesso.  

In caso contrario, l’infortunato perde il diritto all’indennità di inabilità temporanea. 

Centro Studi | Studio Cassone

Centro Studi | Studio Cassone

Il Centro Studi dello Studio Cassone è composto da un team di professionisti appassionati, dediti alla ricerca e alla condivisione delle informazioni così da garantire un aggiornamento costante del personale ed essere sempre un passo avanti.

INDICE

Le ultime dallo Studio

Leggi anche

INDICE