Attività lavorativa svolta durante la malattia

L'attività lavorativa svolta dal lavoratore presso terzi durante il periodo di malattia può configurare un'ipotesi di giusta causa di licenziamento

Tale situazione si realizza quando lo svolgimento di attività lavorativa verso altri infrange i principi di correttezza e buona fede, di diligenza e fedeltà, poiché fa presumere l'inesistenza dello stato morboso dichiarato, ovvero può pregiudicare o comunque ritardare la guarigione e dunque il rientro in servizio del lavoratore.

La giurisprudenza, infatti, legittima l'esercizio di attività lavorativa e non (es: attività amatoriali, hobbistiche, sportive) poste in essere durante lo stato morboso, solo se non pregiudichino la guarigione o la sua tempestività.

Ricade sul lavoratore l'onere di provare la compatibilità dell'attività svolta con la malattia e con il pieno recupero delle normali energie psico-fisiche, fermo restando la competenza del giudice di merito circa la piena valutazione di tali fatti. Altra parte della giurisprudenza, invece, ritiene che l'onere della prova sia a carico del datore di lavoro (Cass. 13/4/199, n. 3647).

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