Periodo comporto

Si definisce periodo di comporto il periodo durante il quale il lavoratore affetto da malattia ha diritto a conservare il proprio posto di lavoro, purché lo stato di malattia non si prolunghi oltre il suddetto periodo.

 
Durante il periodo di comporto, stabilito dalla legge, dagli usi e dalla contrattazione collettiva, il lavoratore ha diritto alla retribuzione, o all'indennità prevista dalle norme collettive, e non può essere licenziato, se non per giusta causa.
 
Questo periodo inoltre deve essere computato nell'anzianità di servizio (art. 2110 c.c.), può essere:
  • secco: in riferimento ad un unico episodio morboso di lunga durata che copre ininterrottamente un vasto arco di tempo;
  • per sommatoria: considerando le ripetute malattie che si sono verificate in maniera intermittente in un arco di tempo.

Di norma la contrattazione collettiva calibra la durata del periodo di comporto all'anzianità di servizio e alla qualifica del lavoratore. 

In ogni caso, nella determinazione del periodo di comporto si considerano tutti i giorni di malattia, compreso sabato, domenica, le festività, le giornate di sciopero, al contrario non si computano le giornate di malattia imputabili al datore, ovvero gli stati morbosi dovuti alla nocività dell'ambiente di lavoro causata da violazioni al dovere di sicurezza (l'onere della prova ricade sul dipendente), periodi di gravidanza e puerperio, ovvero malattia del lavoratore invalido adibito a mansioni non compatibili con la sua condizione.
 
Il periodo di comporto nel part-time orizzontale ha la stessa durata prevista per i rapporti full-time, mentre per i part-time verticali spetta al giudice ridurre il periodo di comporto proporzionalmente alla quantità della prestazione.

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