Congedo di maternità

Per congedo di maternità si intende l'astensione obbligatoria della lavoratrice dal lavoro, per cui comporta il divieto di adibire la lavoratrice ad attività lavorativa.

La regola generale prevede che il congedo abbia una durata di 5 mesi:

  • 2 mesi precedenti la data presunta del parto;
  • 3 mesi successivi la data effettiva del parto.

Se il parto avviene prima della data presunta, il congedo di maternità comprende anche i giorni non goduti prima del parto, invece se il parto avviene successivamente la data presunta, il congedo è valido per il periodo tra tale data e la data effettiva del parto.

Per stabilire il periodo si fa riferimento alla data presunta del parto come indicato nel certificato medico di gravidanza che la lavoratrice è obbligata a consegnare al datore di lavoro e all'INPS. Successivamente la lavoratrice è tenuta a consegnare al datore di lavoro il certificato di nascita del bambino, salvo la presentazione di autocertificazione.

Su richiesta della lavoratrice il congedo può essere fruito da 1 mese prima la data presunta del parto e terminare 4 mesi dopa la data effettiva. In questi casi si parla di flessibilità del congedo di maternita'.

La concessione della flessibilità del congedo di maternità è subordinata ad un'attestazione del ginecologo del SSN, o del medico convenzionato, o del medico competente dell'azienda ove previsto, che tale situazione non arrechi pregiudizio alcuno al bambino e alla mamma. Attestazione che deve essere presentata entro il 7° mese di gravidanza al datore di lavoro.

In caso di fatti sopravvenuti la richiesta di flessibilità del congedo può essere bloccata e la lavoratrice astenersi dal lavoro.

A fronte delle modifiche apportate agli artt. 66 e 68 Decreto Legislativo n. 151 del 2001 (T.U. Maternità), dai commi 337 e 338, dell'art. 1 Legge n. 228/2012, alle pescatrici autonome, della piccola pesca marittima e delle acque interne viene esteso il congedo obbligatorio di maternità e la conseguente indennità, con riferimento ai due mesi, che precedono la data del parto e ai tre mesi successivi alla nascita.
 
L’indennità è pari all'80% della retribuzione massima giornaliera prevista per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne, ai sensi dell'art. 10, Legge 13 marzo 1958, n. 250 e successive modifiche. 
Le pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne hanno diritto al congedo parentale e al relativo trattamento economico e previdenziale, per un periodo di tre mesientro il primo anno di vita del bambino, o in caso di adozione o affidamento, entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore.

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