Congedo parentale

Il congedo parentale è l'astensione facoltativa a cui hanno diritto entrambe i genitori nei primi 8 anni di vita del bambino.

Il congedo parentale può essere fruito nel rispetto dei seguenti limiti:

  • madre: massimo 6 mesi successivi al periodo di astensione obbligatoria;
  • padre: massimo 7 mesi dalla nascita del figlio;
  • complessivamente i 2 genitori non possono godere più di 10 mesi che si elevano massimo ad 11 qualora il padre decida di astenersi per un periodo non inferiore ai 3 mesi.
  • genitore solo: massimo 10 mesi dopo la nascita del figlio. Situazione di genitore solo a seguito di: morte di un genitore, abbandono del figlio da parte di uno dei due genitori; affidamento del figlio ad un solo genitore; non riconoscimento del figlio; grave infermità di un genitore. Il congedo parentale di 10 mesi non è fruibile nel caso di "ragazza madre", salvo il mancato riconoscimento del figlio da parte dell'altro genitore.

Ciascun genitore che gode del congedo parentale ha diritto ad un'indennità economica giornaliera a carico dell'INPS pari al 30% della retribuzione media giornaliera, da cui sono esclusi i ratei di mensilità aggiuntive, premi ed altre competenze assimilate.
Nello specifico:

  • se fruito entro il compimento dei 3 anni del bambino il congedo parentale è indennizzato al 30%;
  • se fruito tra i 3 e gli 8 anni l'indennizzo al 30% è erogato solo se il reddito dell'anno di riferimento risulta inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione.

Si può beneficiare del congedo parentale in maniera continuativa o frazionata nel tempo.

I periodi di congedo parentale sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia. Durante il congedo parentale matura soltanto il TFR.

Ai genitori che beneficiano del congedo è fatto divieto di svolgere contemporaneamente altra attività di lavoro, pena il mancato percepimento dell'indennità nonché la restituzione di quanto indebitamente percepito.

Tra i contenuti del Decreto Legge n. 216/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 288/2012 si segnala la ridefinizione della normativa sui congedi parentali
 
Tali congedi potranno essere utilizzati anche a ore e non solo su base giornaliera. 
 
Il decreto “anti-infrazioni Ue”, infatti, consente di beneficiare dei congedi parentali, fruibili fino agli 8 anni di vita del bambino, anche a ore, durante le giornate lavorative
 
I genitori potranno, dunque, accordarsi con il proprio datore di lavoro, al fine di assentarsi solo per alcune ore e non più per l’intera giornata di lavoro. 
 
Finora, la così detta “astensione facoltativa”, prevista dall’art. 32 del Decreto Legislativo 151 del 2001 poteva essere frazionata in mesi, settimane o giorni, ma non in ore ed essere fruita entro gli otto anni del bambino. 
 
Sarà la contrattazione collettiva a definire le modalità di fruizione del congedo, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.
 
A partire dal 1° gennaio 2013, ciascun genitore lavoratore potrà astenersi dal lavoro per un periodo massimo di 10 mesi, complessivo tra madre e padre, nei primi otto anni di vita del figlio.

Ai sensi dell'art. 1, commi 338 e 339, della Legge n. 228/2012 (c.d. Legge di Stabilità) la “contrattazione collettiva di settore” può stabilire la fruizione del congedo parentale, anche su base oraria, individua i criteri di calcolo della base oraria e l'equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa. In tal senso è stato modificato l’art. 32 del Decreto Legislativo n. 151/2001 (T.U. Maternità).

Per il comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico, la contrattazione collettiva deve stabilire specifiche modalità di fruizione e di differimento del congedo, per via delle particolari necessità legate alle esigenze di funzionalità ed espletamento dei relativi servizi. 

Infine, le Parti possono accordarsi riguardo le modalità di ripresa dell’attività, anche in base a quanto previsto dalla contrattazione collettiva, così stabilisce il nuovo comma 4bis, aggiunto all’art. 32 del T.U. Maternità. 
 
Ed ancora, padre e madre possono beneficiare di permessi per la malattia del bambino, che deve essere documentata dal medico curante con certificato trasmesso direttamente all’Inps in via telematica.

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