Interruzione della gravidanza

La tutela della maternità è prevista anche nel caso di interruzione della gravidanza che si verifichi successivamente al 180° giorno dall'inizio della gestazione.

In questo caso essa è equiparata al parto per cui la lavoratrice avrà diritto al congedo di maternità e alla relativa indennità per i 3 mesi successivi all'evento, più il recupero di eventuali giorni non goduti prima.

Nel suindicato periodo di astensione obbligatoria vige il divieto di adibizione al lavoro della lavoratrice.

Poichè il congedo obbligatorio post partum è un diritto indisponibile per la lavoratrice, il divieto di adibizione al lavoro in seguito ad interruzione di gravidanza non decade né per esplicita rinuncia della lavoratrice né in presenza di certificazione medica che attesti l'idoneità alla ripresa del lavoro. L'inosservanza di tale divieto costituisce ipotesi di reato sanzionabile penalmente.

L'interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, che intercorre prima del 180° giorno dall'inizio della gestazione è considerata malattia.

La lavoratrice, in tale periodo, avrà diritto al trattamento economico di malattia, ma i giorni in questione non sono computati nel periodo di comporto.

Ai sensi del Collegato Lavoro, le lavoratrici che si trovano nella situazione di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza dopo il 180° giorno o nell'ipotesi di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, a differenza della normativa precedente che, in queste ipotesi, prevedeva lo scatto automatico dell'astensione obbligatoria, la novella permette di riprendere l'attività in qualsiasi momento purché dia un preavviso di 10 giorni e presenti un doppio certificato del medico specialista che attesti l'assenza di pregiudizio alla salute della donna.

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