Contestazione dell'addebito


Cassazione 26 marzo 2010 n. 7410

Con la pronuncia in esame la Cassazione incentra l'attenzione su uno dei caratteri che la contestazione rivolta dal datore di lavoro al lavoratore deve indefettibilmente presentare: l'immediatezza.

In vero, in tema di licenziamento disciplinare, ove sussista un rilevante intervallo di tempo tra i fatti contestati e l'esercizio del potere disciplinare, la tempestività di tale esercizio deve essere valutata in relazione al tempo necessario per acquisire conoscenza della riferibilità del fatto, nelle sue linee essenziali, al lavoratore medesimo, la cui prova è a carico del datore di lavoro, senza che possa assumere autonomo ed autosufficiente rilievo la denunzia dei fatti in sede penale o la pendenza stessa del procedimento penale, considerata l'autonomia tra i due procedimenti, l'inapplicabilità, al procedimento disciplinare, del principio di non colpevolezza stabilito dall'articolo 27 della Costituzione, soltanto in relazione al potere punitivo pubblico, e la circostanza che l'eventuale accertamento dell'irrilevanza penale del fatto non determina di per se l'assenza di analogo disvalore in sede disciplinare.


Cassazione 5 agosto 2010 n. 18279

Il carattere della specificità è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque infrazioni di cui all'articolo 2104 e 2105 c.c..

L'accertamento relativo al requisito della specificità della contestazione costituisce oggetto di un'indagine di fatto, incensurabile in sede di legittimità, salva la verifica di logicità e congruità delle ragioni esposte dal giudice di merito.

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