Licenziamento disciplinare


Cassazione 17 agosto 2001, n. 11153

Con la pronuncia in esame la Corte affronta ed esamina il potere del datore di lavoro di irrogare le sanzioni disciplinari quale concreta facoltà di esplicazione del proprio potere disciplinare.

Al riguardo viene precisato come l'imprenditore ha l'onere di provare, in modo puntuale, i presupposti giustificativi e le ragioni che stanno a base delle sanzioni che intende applicare.

Si precisa ulteriormente come al datore di lavoro competa anche la prova del requisito della proporzionalità della sanzione, pur quando questa non sia di particolarità entità e questo perché non esiste una correlazione necessaria ed immediata tra l'esistenza di un inadempimento del lavoratore e l'irrogabilità delle sanzioni disciplinari, data la natura e la funzione particolare di queste ultime che non trovano il loro fondamento nelle regole generali dei rapporti contrattuali.

In relazione alle sanzioni disciplinari, occorre precisare, come le stesse non sono assimilabili alle penali di cui all'art. 1382 c.c. e non hanno funzione risarcitoria, ma, grazie ad una portata afflittiva perseguono la ratio di diffidare dal compimento di ulteriori violazioni.


Cassazione 26 maggio 2001, n. 7188

La Corte evidenzia come la valutazione del requisito della gravità del fatto in relazione al venir meno del rapporto fiduciario che deve sussistere tra le parti e della proporzionalità della sanzione non può assolutamente essere condotta in astratto bensì avendo come parametro di riferimento il fatto concreto così come ha avuto modo di svolgersi e di realizzarsi, con specifico riferimento alla natura ed alla qualità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidabilità richiesto dalle specifiche mansioni del dipendente, nonché alla portata soggettiva del fatto ossia alle concrete ed effettive circostanze del suo verificarsi, ai motivi ed all'intensità dell'elemento intenzionale e di quello colposo.

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