Nuovo accordo in tema di stagionalità per i settori della Ristorazione e dei Pubblici esercizi

Il 7 febbraio 2019, FIPE, ANGEM, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE LAVORO, AGCI e le organizzazioni di categoria Filcams CGIL , Fisascat CISL e Uiltucs UIL, firmatarie dei Contratti collettivi di Lavoro per i dipendenti dei settori Pubblici Esercizi, Ristorazione collettiva e commerciale e  Turismo , hanno sottoscritto congiuntamente una dichiarazione in tema di stagionalità .  

Prima di procedere alla disamina dell’accordo stipulato, è bene capire cosa si intenda per stagionalità. Sono considerati datori di lavoro stagionali coloro che osservano, nell’anno solare, un periodo di chiusura al pubblico superiore a 70 giorni continuativi o 120 giorni non continuativi, salvo il verificarsi di favorevoli condizioni di mercato che possano estendere la durata dell’attività stagionale. Quindi, ciò che contraddistingue l’attività stagionale è la mancanza del requisito della continuità e il DPR 1525/1963 elenca le principali attività stagionali. Tuttavia, però, la contrattazione collettiva, soprattutto nel settore oggetto di approfondimento, ricomprendere all’interno dell’alveo delle attività stagionali anche i così detti periodi o picchi stagionali.  

Nello specifico, le Parti sopra elencate, alla luce dalla nuova normativa introdotta dal Decreto Dignità in tema di contratti a tempo determinato, hanno concordato che le causali inserite nell’art.90 del CCNL Pubblici Esercizi, Ristorazione collettiva e commerciale e Turismo, sono da considerarsi coerenti con la caratteristica della stagionalità. L’art.90 prevede quanto segue: “Le parti convengono, nell’ambito della propria autonomia contrattuale, che rientrano nei casi di legittima apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato le intensificazioni dell’attività lavorativa in determinati periodi dell’anno, quali: 

  • periodi connessi a festività, religiose e civili, nazionali ed estere; 

  • periodi connessi allo svolgimento di manifestazioni; 

  • periodi interessati da iniziative promozionali e/o commerciali; 

  • periodi di intensificazione stagionale e/o ciclica dell’attività in seno ad aziende ad apertura annuale”. 

Quindi, i rapporti a tempo determinato stipulati o prorogati con queste causali rientrano nell’ipotesi dall’art.21 comma 1 del Decreto Dignità, il quale prevede che “ i contratti per attività stagionali, di cui al comma 2 del presente articolo, possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1 ( ossia, esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria)”.  

Tuttavia, l’art.90 del CCNL Pubblici Esercizi, Ristorazione collettiva e commerciale e Turismo è strettamente collegato con l’art.92, secondo cui l’impresa che instauri contratti a tempo determinato deve comunicare con cadenza quadrimestrale, alle RSU o alla RSA o, in caso di mancanza, alle organizzazioni territoriali sindacali firmatarie dell’accordo, numero durata, e qualifica dei lavoratori interessati. Tale comunicazione può essere effettuata anche per il tramite della associazione di categoria dei datori di lavoro a cui l’impresa aderisce.  

Le caratteristiche principali che delineano il contratto a temine stagionale sono le seguenti:  

  • non si applica la durata massima di 24 mesi, anche in sommatoria;  

  • non esiste un tetto massimo di rinnovi;  

  • non si applicano le causali previste dall’art.19 comma 1 del Decreto Dignità qualora il contratto a termine superi i 12 mesi;  

  • non si applica il limite quantitativo del 20% previsto dall’art.23 del Dlgs 81/2015, o quello della contrattazione collettiva;  

  • non si applica lo “stop and go” tra un contratto a tempo determinato e l’altro pari a 10 o 20 giorni di calendario tra due contratti a termine;  

L’unico requisito che permane anche per i contratti a termine stagionale è il diritto di precedenza, il quale deve essere esercitato per iscritto entro 3 mesi successivi alla cessazione del rapporto, tuttavia questo diritto si esercita solo per un ulteriore contratto stagionale.  

Qualora, però, i datori di lavoro ricorrono a contratti stagionali individuati dalla contrattazione collettiva, come ad esempio quelli sopra citati, devono pagare per ogni rinnovo il contributo addizionale dello 0,50%, definito progressivo dalla circolare n.17/2018 del Ministero del Lavoro. Tale onere non si applica per i contratti stagionali relativi alle attività contenute nel DPR 1525/1963.  

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