Agenzia delle Entrate – assoggettamento delle somme rimborsate al lavoratore in smartworking

Dopo pochi giorni dalla risposta all’interpello n. 956-632/2021, con la risposta n. 314 l’Agenzia delle Entrate è tornata con nuovi chiarimenti in merito all’assoggettamento applicabile alle somme rimborsate al dipendente durante il periodo di smartworking connesso all’emergenza sanitaria.

L’interpello presenta il caso di un’azienda che a causa dell’emergenza sanitaria ha organizzato l’attività lavorativa del personale ricorrendo anche alla modalità di lavoro agile e che ritiene di dover tenere indenni i propri dipendenti per le spese sostenute presso la propria abitazione per ragioni di lavoro.

In considerazione del fatto che i rimborsi forfetari ai dipendenti possono essere esclusi da imposizione solo nelle ipotesi e nelle quote espressamente previste dal legislatore, per colmare il vuoto normativo attuale e per evitare che l’imposizione fiscale possa ridurre l’impatto positivo del rimborso per il dipendente, l’azienda istante ha posto al vaglio dell’Agenzia delle Entrate il criterio di determinazione del rimborso che prevede di applicare.

Nello specifico, l’azienda intende riconoscere a ciascun dipendente, per ogni giornata lavorata in smartworking anzichè presso i locali dell'azienda, un importo fisso determinato applicando un criterio strettamente legato al risparmio concretamente realizzato. Insieme all’interpello, l’azienda ha prodotto una tabella di riepilogo dell’intero sistema di dati esaminato, con e il dettaglio di tutte le variabili considerate.

Alla luce dei dati prodotti, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto corretto e veritiero il criterio adottato dall’azienda, confermando che l’indennità erogata in tal modo ai lavoratori non costituisce reddito da lavoro dipendente e può ritenersi esclusa da imposizione fiscale.

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