Corte di Cassazione: divieto trasferimento se il lavoratore assiste un familiare disabile convivente

Con la sentenza n. 21760 del 23 ottobre 2019, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi riguardo al divieto di trasferimento nel caso in cui il lavoratore assiste un familiare disabile convivente.  

Il caso sottoposto al vaglio della Corte di Cassazione, riguardava la sentenza n.66/2016 della Corte d’Appello di Ancona, nella quale i giudici di secondo grado avevano considerato legittimo il trasferimento di una lavoratrice fruitrice dei permessi Legge 104 per assistere un familiare disabile. Nello specifico, la Corte d’appello aveva precisato che non intravvedeva alcuna violazione dell’art.33 comma 5 della Legge n.104 del 1992 in quanto la maggiore distanza del luogo di lavoro non era tale da incidere negativamente sul concreto esercizio del diritto di assistenza. Avverso la sentenza la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione e l’azienda ha resistito con controricorso.  

La Corte di Cassazione, analizzando la fattispecie, ha rigettato quanto sentenziato dalla Corte d’Appello, affermando che il lavoratore dipendente che assiste con continuità un familiare disabile non può essere trasferito da una sede di lavoro ad un’altra senza il consenso del lavoratore stesso in virtù di quanto disciplinato dall’art. 33, comma 5, L.104/1992. Il presente articolo prevede che “Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”. Dove per trasferimento, i giudici intendono la modifica del luogo geografico dell’esecuzione della prestazione, anche nell’ambito della medesima unità produttiva che preveda uffici dislocati in luoghi diversi. Al contrario non ritiene che tale nozione possa corrispondere al concetto di unità produttiva esposto dall’art. 2103 del codice civile.  

Nello specifico, i giudici di legittimità, nell’ordinanza, hanno ribadito il ruolo centrale della famiglia, ossia ogni componente deve essere messo nelle condizioni di poter assistere il disabile e di provvedere all’assistenza materiale e morale degli altri membri della famiglia, come sancito dalla Costituzione. Quindi, il diritto del lavoratore previsto dall’art.33 comma 5 della L.104/1992 risponde all’interesse primario di assicurare con continuità le cure e l’assistenza del disabile che si realizzano in ambito familiare.  

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