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Cassazione: la “giustificatezza” del licenziamento del dirigente

A dicembre 2023, la Corte di Cassazione (sent. n. 35020/2023) si è pronunciata in merito al licenziamento di un dirigente, dando un ulteriore contributo in merito alla nozione di giustificatezza del recesso esercitato nei confronti di personale dirigenziale.

Come noto la giustificatezza del licenziamento disciplinare del dirigente è una nozione differente da quella di giusta causa, applicabile ai dipendenti che non abbiano tale inquadramento. Nel caso del dirigente, infatti, il licenziamento:

non deve necessariamente costituire una extrema ratio, da attuarsi solo in presenza di situazioni così gravi da non consentire la prosecuzione neppure temporanea del rapporto (…), ma può conseguire ad ogni infrazione che incrini l’affidabilità e la fiducia che il datore di lavoro deve riporre sul dirigente”.

Nel caso in questione, il dirigente era stato licenziato in considerazione di una serie di addebiti disciplinari, quali:

  • l’avere organizzatocorsi di Excel senza coinvolgere il responsabile del settore informatico, né “verificare che non si sovrapponessero con altri impegni prioritari aziendali”;
  • avere richiesto ai dipendenti che fruivano dei permessi per assistenza a disabili la programmazione trimestrale e il certificato medico per tali assenze, senza che vi fosse alcuna disposizione vincolante in tal senso;
  • avere assunto un nuovo quadro escludendo dal contratto di lavoro il “sistema di incentivazione individuale al 10% della RAL”, che era stato pattuito nella precedente proposta di assunzione.

Il dirigente ha depositato il ricorso avverso alle sentenze di merito, sostenendo la non giustificatezza del licenziamento per l’esistenza di una prassi aziendale di richiesta di programmazione ai dipendenti fruitori dei permessi previsti dalla L. n. 104 del 1992 e di certificazione medica delle relative assenze.

La Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la legittimità del licenziamento evidenziando che:

“ai fini della giustificatezza del licenziamento del dirigente, non è necessaria una analitica verifica di specifiche condizioni, ma è sufficiente una valutazione globale, che escluda l’arbitrarietà del recesso, in quanto intimato con riferimento a circostanze idonee a turbare il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nel cui ambito rientra l’ampiezza di poteri attribuiti al dirigente (…)”.

Esso, in sostanza, può basarsi anche su circostanze non attinenti a riorganizzazioni aziendali, ma concernenti la persona ed il contegno del dirigente.

Centro Studi | Studio Cassone

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