Consulente del lavoro dal 1981

Cassazione: la precedente convivenza non esclude la discriminatorietà del licenziamento per causa di matrimonio

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata (Cass. 14301/2024) sul caso di una donna licenziata dopo aver annunciato il suo imminente matrimonio.

Nei primi due gradi di giudizio, i giudici di Milano, avendo constatato che il licenziamento era avvenuto durante il periodo di divieto di cui al Codice delle pari opportunità, hanno dichiarato il licenziamento nullo, ordinando la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento delle retribuzioni perse.

Tribunale e Corte d’Appello hanno considerato irrilevante il fatto che la lavoratrice avesse precedentemente convissuto con il marito. 

Il datore di lavoro ha depositato ricorso in Cassazione sostenendo che, dato il precedente rapporto di convivenza stabile della lavoratrice, non si sarebbe dovuta applicare la presunzione di nullità prevista dalla normativa al momento del licenziamento.

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso del datore di lavoro, ha sottolineato che la tutela accordata alle lavoratrici che contraggono matrimonio dà attuazione a diversi principi costituzionali:

  • la libertà di matrimonio come diritto inviolabile;
  • l’uguaglianza intesa come tutela non solo formale, ma sostanziale;
  • il supporto alla famiglia e alla sua formazione;
  • il diritto al lavoro della donna e la necessità di stabilire condizioni di lavoro compatibili con la sua funzione familiare;
  • tutela il diritto delle donne a conciliare lavoro e vita familiare.

Per queste ragioni, precisa la Corte, una volta verificato che il licenziamento sia avvenuto durante il periodo di divieto, si applica la presunzione che tale licenziamento, se motivato dal matrimonio, sia discriminatorio. 

Si tratta di una presunzione legale che il datore di lavoro può confutare solo dimostrando l’esistenza di una delle cause di esclusione elencate dalla normativa (una grave colpa della lavoratrice che giustifichi il licenziamento, la cessazione delle attività aziendali, il completamento del lavoro per cui la lavoratrice era stata assunta o il raggiungimento del termine nel tempo determinato).

Nessun’altra circostanza, come ad esempio una precedente convivenza tra i coniugi, è rilevante in queste fattispecie. Di conseguenza, i giudici non sono obbligati a indagare su altre condizioni soggettive o motivazioni del licenziamento che, anche se esistenti e provate, non influenzerebbero l’applicabilità di questa presunzione.

Centro Studi | Studio Cassone

Centro Studi | Studio Cassone

Il Centro Studi dello Studio Cassone è composto da un team di professionisti appassionati, dediti alla ricerca e alla condivisione delle informazioni così da garantire un aggiornamento costante del personale ed essere sempre un passo avanti.

Leggi anche