Consulente del lavoro dal 1981

Cassazione: legittimo il licenziamento del sindacalista che critica l’azienda sui social

La Corte di Cassazione (Cass. n. 35922/2023) si è recentemente pronunciata sul caso di un sindacalista che era stato licenziato dal proprio datore di lavoro dopo che aveva pubblicato su Facebook reiterati commenti critici nei confronti dell’azienda.

Tra queste vi era, ad esempio, la seguente: “Si informano tutti i gentili colleghi dell’azienda (…) che, qualora si voglia aderire e iscriversi alla Filt Cgil perché trattati come stracci, siatene convinti e non che alle prime minacce o false promesse vi tirate indietro, qui nessuno ha tempo da perdere, se li avete gli attributi metteteli fuori, in caso contrario allacciate bene la cintura”.

Il lavoratore impugnava il licenziamento allegando la mancata risposta della società alla propria richiesta di essere sentito a propria difesa, con violazione della procedura disciplinare prevista dallo Statuto dei Lavoratori, e comunque l’ingiustificatezza della sanzione espulsiva.

In primo e secondo grado veniva confermata la legittimità del licenziamento. I giudici di merito accertavano:

  • che non risultava provata la presentazione della richiesta di essere sentito a propria difesa;
  • che i post pubblicati dal lavoratore erano pubblici, accessibili a chiunque;
  • il “travalicamento dei limiti di continenza verbale e l’insussistenza dei presupposti della scriminante dell’esercizio del diritto di critica nell’ambito delle relazioni sindacali”.

Il lavoratore ricorreva dunque al terzo ed ultimo grado di giudizio chiedendo l’accertamento della natura discriminatoria del licenziamento, per ragioni di appartenenza sindacale, e l’applicazione della scriminante del diritto di critica.

La Suprema Corte rigettava tali motivi e confermava la legittimità del licenziamento, osservando che:

  • in effetti non vi era prova della ricezione della richiesta di audizione del dipendente da parte della società, essendo insufficiente la dimostrazione dell’invio (ma non della ricezione) di una e-mail;
  • ha escluso che ricorressero “i presupposti di un legittimo esercizio del diritto di critica per essere le espressioni usate dal lavoratore sindacalista, e pubblicate sul profilo Facebook accessibile a tutti gli utenti, intrise di assai sgradevole volgarità, prive di qualsiasi seria finalità divulgativa e finalizzate unicamente a ledere il decoro e la reputazione dell’azienda e del suo fondatore.

Ciò considerato, la Cassazione ha escluso ogni profilo di discriminatorietà del licenziamento, confermandone la legittimità.

Centro Studi | Studio Cassone

Centro Studi | Studio Cassone

Il Centro Studi dello Studio Cassone è composto da un team di professionisti appassionati, dediti alla ricerca e alla condivisione delle informazioni così da garantire un aggiornamento costante del personale ed essere sempre un passo avanti.

Leggi anche