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Cassazione: licenziamento per giusta causa da valutare nel concreto

La Cassazione si è pronunciata sull’illegittimità di un licenziamento disciplinare irrogato, per giusta causa, ad un lavoratore che, secondo il datore di lavoro, aveva tenuto un contegno: “improntato all’infingimento, al sotterfugio ed al raggiro, col tentativo di lucrare la retribuzione giornaliera non spettante utilizzando, allo scopo, una certificazione medica contraddetta dal suo stesso comportamento e dalla conclamata evidenza dei riscontri che lo documentavano”.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 5588/2024, ha confermato l’illegittimità del licenziamento con una sentenza in linea con l’orientamento già consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui:

“la giusta causa di licenziamento deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell’elemento fiduciario verificata la concretizzazione della giusta causa di licenziamento quale clausola generale, anche in riferimento al requisito di proporzionalità, che esige valutazione non astratta dell’addebito, ma attenta ad ogni aspetto concreto del fatto, alla luce di un apprezzamento sistematico ed unitario della sua gravità, rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro, assumendosi rilievo alla configurazione delle mancanze operata dalla contrattazione collettiva, all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla durata dello stesso, all’assenza di pregresse sanzioni e alla tipologia del rapporto medesimo”.

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