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Chiarimenti dell’Inps sull’indennità di discontinuità per i lavoratori del settore spettacolo

Come noto, il d.lgs. n. 175/2023 ha attuato una revisione degli ammortizzatori sociali previsti a favore dei lavoratori del settore spettacolo ed ha introdotto, a favore degli stessi, un’apposita indennità c.d. di discontinuità.

Con il dichiarato fine di “sostenere economicamente i lavoratori del settore dello spettacolo, tenuto conto delle specificità delle prestazioni di lavoro nel predetto settore”, e in particolare “del loro carattere strutturalmente discontinuo”, l’articolo 1 ha previsto l’introduzione di una indennità strutturale e permanente, c.d. di discontinuità, a decorrere dal 1° gennaio 2024.

Con la circolare Inps n. 2 del 03.01.2024, l’Inps ha fornito alcuni chiarimenti in merito a tale misura.

Quanto ai destinatari, la circolare non fa che riprendere il decreto legislativo, indicando:

  • i lavoratori autonomi, assicurati al Fondo pensioni lavoratori spettacolo;
  • i collaboratori coordinati e continuativi, assicurati al Fondo pensioni lavoratori spettacolo;
  • i lavoratori intermittenti a tempo indeterminato privi di indennità di disponibilità, iscritti al Fondo pensioni lavoratori spettacolo;
  • i lavoratori assunti a tempo determinato, ed in particolare quelli che ex 2, c. 1, lett. a, d.lgs. 182/1997 prestino “attività artistica o tecnica, direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli” o, quelli previsti dall’art. 2, c. 1, lett. b (operatori di cabine di sale cinematografiche, maschere, custodi, guardarobieri, e altre specifiche figure).

Quanto ai requisiti, il decreto prevede possano accedervi i lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo che, al momento in cui ne facciano richiesta, presentino i seguenti requisiti:

  • siano residenti da almeno un anno in Italia;
  • siano titolari di un reddito ai fini IRPEF, ed in particolare quale reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali, non superiore a 25.000 euro (nell’anno d’imposta precedente alla presentazione della domanda);
  • siano cittadini di uno Stato membro UE o cittadini regolarmente soggiornanti in territorio italiano;
  • siano titolari di un reddito da lavoro generato in via prevalente dall’esercizio delle attività lavorative per le quali è obbligatoria l’iscrizione al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (nell’anno precedente a quello di presentazione della domanda);
  • abbiano maturato almeno 60 giornate di contribuzione al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (nell’anno precedente a quello di presentazione della domanda).

Non possono invece accedere all’indennità coloro:

  • che, nell’anno precedente a quello di presentazione della domanda, siano stati titolari di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato (a meno che non si trattasse di lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata e dunque senza indennità di disponibilità);
  • che siano titolari di trattamento pensionistico diretto.

In merito a tali requisiti, l’Inps ha fornito le seguenti precisazioni:

  • cittadinanza UE o regolare soggiorno: il richiedente deve dunque essere in possesso di un valido documento di soggiorno e, al momento della domanda, deve effettuare una apposita dichiarazione in merito;
  • limite reddituale di 25.000 euro: tale requisito si riferisce al reddito complessivo ai fini Irpef e non solo al reddito connesso all’attività da lavoro per cui è prevista l’iscrizione al Fondo lavoratori dello Spettacolo. Inoltre, si evidenzia che il richiedente deve dichiarare il possesso di tale requisito in sede di domanda e che l’Inps potrà verificare la veridicità della dichiarazione accedendo ai dati dell’Anagrafe tributaria;
  • 60 giornate di contribuzione: ai fini di tale requisito, l’Inps precisa che si considerano utili i contributi accreditati al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo, con esclusione di quelli connessi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato (salvo quelli di tipo intermittente senza obbligo di risposta). Inoltre, precisa che sono “utili i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria e congedo parentale regolarmente indennizzati riferiti ai soli periodi non coperti da contribuzione obbligatoria per effetto dell’astensione della lavoratrice e del lavoratore”. Non sono utili, invece, quelle coperte da contribuzione figurativa a titolo di ALAS e NASpI;
  • prevalenza dell’attività che ha generato il reddito: l’Inps precisa che potrà verificare la veridicità della dichiarazione accedendo ai dati dell’Anagrafe tributaria;
  • assenza di tempo indeterminato nell’anno precedente: la preclusione va intesa riferita anche ad un rapporto di lavoro a tempo indeterminato di breve durata;
  • titolarità di trattamento pensionistico: ciò va intesto con riferimento a “trattamenti diretti a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive, esonerative e integrative della stessa, delle forme previdenziali compatibili con l’AGO, della Gestione separata (…), degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103”, nonché del c.d. APE sociale. L’indennità non è comunque cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità.

L’Inps ha inoltre chiarito che l’accesso all’indennità di discontinuità non risulta precluso dallo svolgimento di attività lavorativa alla data di presentazione della domanda: “ciò in quanto detta indennità non ha come l’indennità NASpI, la finalità di indennizzare i periodi di disoccupazione che seguono la cessazione involontaria di un rapporto di lavoro, bensì quella di indennizzare periodi di non lavoro riferiti all’anno precedente a quello di presentazione della domanda”.

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