Collaboratori etero-organizzati: una forma intermedia tra il lavoro subordinato e i co.co.co.

Il parere della Corte d’Appello di Torino, espresso con la sentenza n. 26 del 3 gennaio 2019, introduce un elemento di grande novità in materia di rapporti di collaborazione, muovendo dalla interpretazione del D.Lgs. n. 81/2015 che fino ad ora aveva indirizzato la giurisprudenza.

La Corte si è trovata a dover dirimere una causa che vedeva contrapposte da una parte la società Foodora e dall’altra i suoi “riders” (o ciclo-fattorini), in merito alla riconducibilità del rapporto di lavoro di questi ultimi alla fattispecie del lavoro subordinato.

In particolare, i lavoratori - dotati di smart-phone e bicicletta propri - si occupavano di consegnare pasti a domicilio seguendo le disposizioni di orario e luogo determinate dal committente, ma erano tuttavia liberi di dare la propria disponibilità o meno al committente. I riders, inquadrati come collaboratori coordinati e continuativi, chiedevano di essere inquadrati come lavoratori subordinati, con riconoscimento delle relative spettanze.

La Corte ha ritenuto che tali prestatori di lavoro non potessero essere qualificati come lavoratori dipendenti nonostante le loro pretese.

Il D.Lgs. n. 81/2015, all’art. 2, afferma che “a far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

Come indicato dalla norma - e dalla Circolare del Ministero del lavoro n. 3 del 2016 - i Giudici di Appello si sono soffermati sui tre elementi fondamentali che fino ad oggi hanno costituito l’elemento discriminante tra lavoro subordinato e attività di collaborazione:

  • personalità – ossia la prestazione deve essere svolta personalmente dal titolare del rapporto, senza l’ausilio di altri soggetti;
  • continuità – quindi la prestazione deve ripetersi in un determinato arco temporale al fine di conseguire una reale utilità;
  • eteroorganizzazione – cioè l’attività deve essere organizzata dal committente almeno con riferimento ai tempi e luoghi di lavoro.

Se non ci sono dubbi sul fatto che la caratteristica personale dell’attività dei riders e la ripetitività della prestazione nel tempo potrebbero far ricadere i fattorini nella disciplina del lavoro subordinato, con riferimento al terzo elemento la situazione era così complessa da far delineare un “terzo genere” di rapporto di lavoro, collocato in una posizione intermedia tra la collaborazione e la subordinazione.

Le consegne erano infatti effettuate seguendo una tempistica prestabilita, ma il lavoratore era libero di dare la propria disponibilità al lavoro, eventualmente anche revocando le disponibilità già fornite e, sulla base di queste disponibilità, il committente definiva i turni di consegna. Non era quindi possibile trovare un esercizio definito del potere direttivo e disciplinare e, addirittura, era evidente la libertà di disponibilità di cui godevano i fattorini.

Sulla base di queste evidenze - e in opposizione a quanto disciplinato dalla Circolare n. 3/2016 del Ministero del lavoro - i giudici hanno deciso di riconoscere i riders come “collaboratori etero-organizzati”, inquadrandoli come lavoratori autonomi cui è possibile applicare la disciplina del rapporto subordinato con alcune limitazioni. Nei loro confronti trovano dunque applicazione le disposizioni legali e contrattuali relative alla salute e sicurezza sul lavoro, alla retribuzione e all’inquadramento, all’orario di lavoro, ai riposi, alle ferie e alle coperture previdenziali, ma non sono destinatari della tutela dei licenziamenti.

Questa decisione potrebbe assumere rilevanza nell’attività ispettiva degli organi di vigilanza nel caso in cui si imbattano in collaborazioni continuative che risultino organizzate – nei tempi e nei luoghi – da parte del committente.

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