Cassazione: presunzione di non subordinazione e gratuità delle prestazioni del coniuge

Con sentenza n. 20904 del 30 settembre 2020, la Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in merito alle presunzioni che riguardano le prestazioni di lavoro di un soggetto a favore del coniuge o, comunque, di altro soggetto coinvolto da legame di parentela.

Nel ricorso al giudice di legittimità, la parte ricorrente richiedeva di riformare la sentenza che non riconosceva la natura subordinata delle prestazioni intercorse a favore dell’impresa del coniuge, lamentando principalmente:

  • la violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. (onere della prova) e l’erronea attribuzione a carico della lavoratrice di dimostrare il carattere subordinato della prestazione;
  • la violazione o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c. in relazione all’art. 2127 per cui si affermava che la pronuncia del giudice di seconda istanza rendeva lecita l’interposizione nelle posizioni di lavoro;
  • la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c in relazione agli artt. 2594, 230-bis e 2094 c.c. dal momento che veniva negata la subordinazione e veniva, invece, configurata un’associazione in partecipazione o un’impresa familiare tra lavoratrice e coniuge. Ricostruzione incompatibile con quanto preteso dalla ricorrente;
  • l’omesso esame circa la sussistenza del vincolo di subordinazione ritenuto presupposto fattuale, logico e giuridico alla base delle pretese di accoglimento.

La Corte di Cassazione non ha accolto il ricorso accertava che i giudici di seconda istanza hanno operato una valutazione degli elementi di probatori, negando la sussistenza degli elementi che connotano la subordinazione, rilevando una presenza sporadica della ricorrente sul luogo del presunto lavoro.

Inoltre, nel rigettare le pretese della ricorrente, veniva rilevato che la Corte di Appello si fosse pronunciata coerentemente con l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte: “poiché, tra persone legate da vincoli di parentela o di affinità opera una presunzione di gratuità della prestazione lavorativa, che trova la sua fonte nella circostanza che la stessa viene resa normalmente affectionis vel benevolentiae causa; con la conseguenza che, per superare tale presunzione, è necessario fornire la prova rigorosa degli elementi tipici della subordinazione, tra i quali, soprattutto, l’assoggettamento al potere direttivo-organizzativo altrui e l’onerosità.”

Dalle risultante istruttorie, infatti, i giudici di seconda istanza non avevano individuato nessun elemento che costituisse il vincolo di subordinazione configurando il comportamento della ricorrente a favore dell’impresa del coniuge nel rapporto di collaborazione familiare.

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