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Corte Costituzionale: illegittimità in materia di NASPI e obbligo di restituzione

La Corte costituzionale, con sentenza n. 90/2024, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di uno dei decreti attuativi del Jobs Act nella parte in cui non limita l’obbligo di restituire l’anticipazione della NASpIquando il lavoratore non possa proseguire l’attività di impresa per la quale l’anticipazione gli è stata erogata per causa sopravvenuta a lui non imputabile.

Nella fattispecie la NASpI era stata anticipata a un lavoratore, rimasto involontariamente disoccupato, perché intraprendesse un’attività di esercizio di ristoro. Successivamente l’Inps gli aveva richiesto l’integrale restituzione di quanto corrisposto perché il lavoratore, prima che terminasse il periodo per il quale la NASpI gli era stata accordata, aveva cessato di esercitare l’attività imprenditoriale a causa delle restrizioni imposte agli esercizi durante il periodo pandemico ed aveva trovato una nuova occupazione come dipendente.

La normativa, infatti, prevederebbe che:

Il lavoratore che instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per cui è riconosciuta la liquidazione anticipata della NASpI è tenuto a restituire per intero l’anticipazione ottenuta”.

Ma la Corte costituzionale ha statuito l’illegittimità di tale previsione: la stessa vìola i principi di proporzionalità e ragionevolezza, nei casi in cui l’attività imprenditoriale non sia proseguita per “impossibilità sopravvenuta o insuperabile oggettiva difficoltà”, come avvenuto nel caso delle restrizioni connesse al COVID.

In questa particolare contingenza la previsione della restituzione integrale, per il caso in cui il lavoratore non abbia altra scelta che procurarsi un reddito mediante l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato nel periodo coperto dalla indennità, stante l’impossibilità di proseguire l’attività autonoma, risulta affetta da un rigore eccessivo, che si traduce in intrinseca irragionevolezza e mancanza di proporzionalità, di tal che non si giustifica più l’integralità dell’obbligo restitutorio dell’anticipazione in luogo della sua parametrazione alla durata del rapporto stesso”.

Difatti secondo i giudici, nel caso in cui l’attività imprenditoriale sia stata effettivamente iniziata e proseguita per un apprezzabile periodo di tempo, la finalità antielusiva sottesa alla normativa, risulta ugualmente soddisfatta.

Di conseguenza, secondo la Corte:

laddove per cause indipendenti dalla volontà del percettore l’attività imprenditoriale, per la quale l’anticipata liquidazione della NASpI risulti essere stata effettivamente utilizzata, non possa essere proseguita, la integralità della restituzione difetta di proporzionalità, dovendo la stessa essere invece riparametrata affinché l’obbligo restitutorio risulti commisurato al periodo di mancata prosecuzione dell’attività d’impresa”.

Centro Studi | Studio Cassone

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