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Corte di Cassazione: decadenza dalla Naspi in caso di lavoro autonomo

Con l’ordinanza 846/2024 la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla compatibilità tra Naspi e lavoro autonomo.

Come noto, la Naspi è frutto dalla riforma del lavoro denominata “Jobs Act” e in particolare di uno dei decreti legislativi che hanno attuato le direttive della legge che conteneva i principi direttivi della riforma: il d.lgs. 22/2015.

A decorrere dal 1° maggio 2015 esso ha introdotto l’indennità mensile di disoccupazione denominata “Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego” (NASpI), prevedendo altresì che:

Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce la NASpI intraprenda un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale, dalla quale ricava un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti (…), deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne (…)” (art. 10, comma 1, del d.lgs. 22/2015).

Alla mancata comunicazione consegue, ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. n. 22/15, la decadenza dalla fruizione della NASpI.

Ebbene, dovendosi pronunciare sulla delimitazione interpretativa dell’obbligo di comunicazione posto in capo al soggetto disoccupato, la Corte di Cassazione ha affermato che tale obbligo comprende non solo le “nuova attività” di lavoro autonomo, ma anche quelle già intraprese prima della domanda di Naspi, rilevando il solo fatto della contemporaneità tra godimento del trattamento di disoccupazione e svolgimento dell’attività lavorativa.

Centro Studi | Studio Cassone

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