Demansionamento – riconoscimento del danno non patrimoniale

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 28810 del 16 dicembre 2020, ha stabilito che il riconoscimento danno derivante da demansionamento e dequalificazione non spetta automaticamente al lavoratore in tutti i casi di inadempimento datoriale.

Il risarcimento del danno -sia esso professionale, biologico o esistenziale- non può prescindere dall’allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, dell’esistenza di un pregiudizio sulla sfera reddituale del soggetto (e quindi non un pregiudizio di natura meramente emotiva e interiore, ma oggettivamente accertabile) tale da alterare le sue abitudini e i suoi assetti relazionali, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno. 

Tale pregiudizio non si pone come automatica conseguenza di ogni comportamento illegittimo di demansionamento e dequalificazione, perciò ricade sul lavoratore l’incombenza non solo di dimostrare l’esistenza del comportamento illegittimo, ma anche di fornire la prova ex art. 2697 c.c. del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con l’inadempimento datoriale.

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