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INL: problematiche su certificazione dei contratti in relazione ai luoghi confinati e sospetti di inquinamento

Il 24 gennaio 2024 la Direzione Centrale Vigilanza e Sicurezza del Lavoro dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), ha emanato una nota (n. 694) avente ad oggetto alcune problematiche concernenti l’obbligatorietà della certificazione dei contratti per il personale impiegato in servizi resi in ambienti sospetti di inquinamento o confinati in regime di appalto o subappalto.

L’Ispettorato, in particolare, ha risposto ad alcune richieste di chiarimento, fornendo delle osservazioni previamente condivise con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

La questione nasce dalla circostanza che il D.P.R. n. 177/2011 - dando attuazione al decreto legislativo vigente in materia di sicurezza – ha introdotto alcune disposizioni finalizzate a qualificare le imprese ed i lavoratori operanti in “in ambienti sospetti di inquinamento di cui agli articoli 66 e 121 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e negli ambienti confinati di cui all’allegato IV, punto 3, del medesimo decreto legislativo” (art. 1, comma 2).

Lo stesso decreto ha previsto i requisiti che devono avere le imprese e i lavoratori autonomi che svolgano attività lavorative nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati (art. 2).

Tra questi vi è, oltre al rispetto rigoroso ed integrale delle disposizioni vigenti in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e adozione delle misure di gestione delle emergenze, la “presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30 per cento della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”.

Al proposito va osservato:

  • che il 30% deve intendersi riferito al personale impiegato sulla specifica attività, indipendentemente della complessiva forza lavoro dell’azienda;
  • che il personale con esperienza triennale può essere impiegato anche con altre tipologie contrattuali o in appalto, ma acondizione che i relativi contratti siano stati preventivamente certificati ai sensi del decreto Biagi (d.lgs. 276/2003);
  • i lavoratori che svolgono le funzioni di preposto devono comunque avere esperienza triennale.

Ebbene, nella nota appena emanata, l’INL specifica che:

  • nel caso in cui l’impiego del personale avvenga in forza di un contratto di appalto occorre certificare i contratti di lavoro del personale utilizzato dall’appaltatore, ma non anche il contratto “commerciale” di appalto;
  • tali certificazioni possono essere utilizzate dall’appaltatore per tutta la durata dei rapporti di lavoro cui si riferiscono, indipendentemente dal fatto che la certificazione sia stata effettuata in occasione di uno specifico appalto;
  • salvo non ci si rivolga alle Università o alle Fondazioni Universitarie, l’organo di certificazione cui far riferimento è quello del luogo in cui è svolta l’attività (Ispettorato del lavoro, Province, Consigli provinciali dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Enti bilaterali regionali o provinciali);
  • l’attività istruttoria della Commissione di certificazione “non può limitarsi a verificare la mera sussistenza dei requisiti organizzativi, ma dovrà approfondire, occupandosi delle tipologie contrattuali dei lavoratori impiegati e della loro esperienza professionale, del possesso del DURC in capo alle imprese, dell’applicazione integrale del CCNL, degli adempimenti compiuti dal committente in relazione alla verifica dell’idoneità tecnico-professionale”.
Centro Studi | Studio Cassone

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